Ati Group, oltre al danno la beffa e i mafiosetti sorridono- di Emanuele Tornatore

Politica
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Ancora oggi, come sempre a sostegno dei dipendenti dell'AtI Group non solo licenziati ma anche privati delle loro spettanze.

Il fallimento del'ATI Group pesa sulle nostre coscienze e soprattutto sulle coscienze di chi pur avendone la possibilità ha portato al fallimento una impresa che seppur confiscata aveva mezzi e risorse umane tali da poter essere rilanciata sul mercato e dare lavoro. Invece, come la maggior parte delle aziende confiscate alle mafie, dire confisca è scrivere la parola fine. Abbiamo la responsabilità politica di non abbandonare questi dipendenti, cosi come non dobbiamo dimenticare la chiusura del Gelato In e iil consequenziale licenziamento di tanti padri e madri di famiglia. Non possiamo far vincere le mafie, non possiamo solo presenziare ai memoriali, celebrare giornate di ricordo, rivestirci di legalità e antimafia e poi? Poi tante imprese confiscate sono state chiuse, molti immobili sono rovinati, distrutti, inutilizzati. Così la mafia vince due volte: senza di loro non si lavora, con lo Stato non c'è futuro. Dobbiamo poter affermare il contrario. Intervenga il Prefetto, intervengano gli organi competenti, sia l'amministrazione attenta alle sorti di questi nostri concittadini e si ponga come punto di riferimento per dirimere questa annosa e importante questione. Il riscatto di Bagheria passa anche da questo, non serve attribuire patenti di mafiosità o antimafiosità, serve far rispettare le regole e chiedere a voce alta e con forza un sussulto alle Istituzioni. Qui, nella nostra terra, la confisca dei beni e delle aziende ha assunto un simbolo nazionale, ma oltre le passarelle e gli stipendi ingenti degli amministratori - e che amministratori- è rimasta solo la disperazione di tante famiglie il sorriso beffardo e compiacente di qualche mafiosetto che si gode ancora una volta il fallimento dello Stato.

Emanuele Tornatore, consigliere comunale