La cittadina sommersa - di Movimento Senza Potere

Politica
Typography

Immaginate una cittadina molto grande, non in termini di superficie né di estensione dei confini, immaginatela grande perché popolata, anzi proprio sovrappopolata. Per definirne la grandezza ipotizziamo per difetto un numero di cittadini non inferiore ai centottantamila fra uomini, donne, bambini, anziani, qualche ultracentenario.

Immaginate che alcuni di questi residenti, domiciliati nella parte più antica della cittadina, siano costretti a viverci nonostante buona parte del loro quartiere sia crollato a causa dell’incuria. Immaginate che debbano continuare a starci nonostante le sterpaglie nuove e i resti ormai secchi di quelle vecchie, nonostante gli escrementi stratificati dei piccioni. Immaginate che svariati alloggi di questi cittadini – alcuni dei quali abbandonati, altri ancora occupati – siano diventati impenetrabili discariche colme di informi bottiglie di plastica, di sporcizia, di terriccio accumulatosi nel tempo.

Cappella Scordato 3

Immaginate che gli abitanti di un altro quartiere della stessa cittadina - sfrattati per fare spazio ad altri tizi costretti a trasferirsi - vengano ricollocati in alloggi di fortuna trovati all’ultimo momento in un piccolo spazio a ridosso di un marciapiede, ma sottoterra. Lì vengono lasciati a lungo, talmente a lungo che attorno a loro cominciano a crescere funghi da prato. Proprio così, un gruppo compatto e ristretto di funghi da prato. Altri cittadini hanno la fortuna di spartirsi lo spazio di un prato più esteso, ma irregolare, malcurato, attorno al quale altro pattume viene accumulato senza misericordia e lasciato lì al suo destino.
Immaginate che altri cittadini - anche loro sfrattati – vengano rinchiusi a centinaia, con tanto di lucchetto, uno accanto all’altro dentro una struttura nata per ospitarne forse quattro, al massimo cinque.
Immaginate altri cittadini costretti a risiedere fra spazzatura, rovi, rovine, muffa, sporcizia. E immaginate che centinaia di altra gente, ogni anno, faccia la fila per trovare un posto e dimorare nella stessa cittadina che così poco offrirà loro.
E infine immaginate che nessuno di questi centottantamila e oltre cittadini possa parlare, fare una marcia, recarsi al Municipio a protestare, a far valere i propri diritti. Nessuno di loro può farlo perché sono tutti morti, chi da pochi giorni, chi da qualche mese, chi da oltre cent’anni.

Zona monumentale 4

Sì perché è di loro – i nostri morti - e della cittadina che abitano – il cimitero di Bagheria – che stiamo parlando. 
Un luogo dove il quartiere più antico – la parte monumentale - è crollata da tempo e da tempo è diventata pressappoco una discarica dove le erbacce e il sudiciume accumulatosi, spesso impedisce persino il passaggio. Un posto dove devi guardare in alto per assicurarti che nessun lastrone ti crolli addosso e allo stesso tempo badare bene a dove metti i piedi per non scivolare sugli escrementi di piccione e finire anzitempo dentro qualche fossa gentilizia ormai scoperchiata. Evenienza, quest’ultima, tutt’altro che pericolosa visto che la caduta verrebbe, nei casi più fortunati, attutita dal cumulo di bottiglie di plastica che vi si sono raccolti e in altri dalla spazzatura varia che vi si è riposta come a trovare riparo.

È il cimitero di Bagheria il luogo in cui i nostri antenati vengono tirati fuori dai loro loculi e sepolti a ridosso del viale principale e più antico del luogo. Lasciati lì, nell’indifferenza generale, all’incuria e alle intemperie e ai funghi da prato che crescono rigogliosi. È alle spalle di questo brandello di prato, in uno più ampio ma ugualmente malcurato – spesso letteralmente circondato da collinette di spazzatura -, che vengono sepolti alla meno peggio i resti di molti altri cittadini che sicuramente conoscevano una Bagheria molto diversa.

Cappella Scordato 1

È il cimitero di Bagheria il luogo in cui, dentro un’antica cappella (la Cappella Scordato), vengono accumulate decine e decine di cassette in alluminio coi poveri resti estumulati da non si sa quanto tempo. Le ossa dei nostri antenati dentro freddi raccoglitori impilati uno sull’altro come tante scatole di scarpe di diversa misura, di diverse epoche. Urne roventi d’estate e bagnate d’inverno, quando la pioggia scorre dentro la cappella creando un nauseante stagno che copre quasi totalmente i poveri resti raccolti nelle cassette alla base di queste vergognose colonne.

È il cimitero di Bagheria il luogo in cui i resti dei nostri cari da cui ci siamo separati da poco, vengono anch’essi accatastati gli uni sugli altri in depositi di fortuna in attesa dell’ultimo diritto che un’amministrazione armata di un po’ di dignità deve loro riconoscere: una sepoltura.

Movimento Senza Potere