La risposta dell'assessore Alaimo a Lo Piparo e la controrisposta di Lo Piparo

La risposta dell'assessore Alaimo a Lo Piparo e la controrisposta di Lo Piparo

Politica
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L’assessora Brigida Alaimo al mio articolo (Bagheria capitale del reddito di cittadinanza) su BagheriaNews di giorno 8 novembre mi ha fatto pervenire mediante ila pagina Facebook del giornale la proposta che qui riporto:

«Buon pomeriggio Professore Lo Piparo, l’amministrazione è molto aperta al confronto per la ricerca di soluzioni utili per il paese, se vorrà e quando vorrà mi farebbe piacere costituire un tavolo tecnico tramite il quale si possano elaborare soluzioni concrete che abbiano quale unico obiettivo lo sviluppo del nostro territorio. Le auguro una buona serata e attendo sue. Cordialità».

Gentile Assessora (a me ‘assessora’ suona male ma so che molte donne in politica lo preferiscono al tradizionale ‘assessore’), grazie per l’attenzione. Penso che la proposta venga fatta anche a nome di tutta la Giunta e del Sindaco. Per questo preferisco risponderLe pubblicamente nella sede dove ha avuto inizio questa discussione. Anche per il rispetto dovuto ai tanti che hanno mostrato interesse all’argomento.

Sono dell’opinione che sul tema bisognerebbe aprire un sereno dibattito pubblico coinvolgendo anzitutto esperti del settore. Io non sono tra questi. Sono solo un anziano bagherese che cerca di rendere disponibile le idee che ha maturato negli anni col proprio lavoro e con le proprie letture. Quindi non posso che approvare la sua proposta che non può riguardare me o solo me.

Sono disponibile a incontrarLa quando e dove vuole. Mi pare corretto che preliminarmente Le esprima la mia idea in proposito. Poco prima dell’inizio della campagna elettorale per le recenti elezioni comunali (non erano state ancora ufficializzate le candidature) pubblicai su BagheriaNews tre articoli ai quali volli dare a scanso di equivoci questo titolo: Riflessioni di un anziano non candidato sulle prossime elezioni bagheresi.
Le riporto parte del terzo articolo. Lo faccio perché non credo che se e quando ci incontreremo saprei dire meglio il mio pensiero sull’argomento. Naturalmente sono prontissimo a rivedere, in presenza di argomenti convincenti, quello che qui può leggere. Ecco il testo.

Mi piacerebbe un movimento di opinione che si chiamasse: RAMMENDIAMO BAGHERIA PROGETTANDO UN VESTITO NUOVO. Perché non farne il nome di una lista civica?

(…) La lista dei rammendi da fare purtroppo è lunga assai. Vorrei spendere, per concludere questi miei consigli non richiesti, qualche parola sul vestito nuovo di Bagheria che il prossimo sindaco potrebbe a mio parere provare a progettare.

Per evitare sogni inattuabili comincio col dire che un qualsiasi progetto serio richiede finanziamenti e le casse del Comune sono, oltre che vuote, con debiti che bisognerà onorare. Questo è il punto di partenza ineludibile. Non credo che le casse della Regione si trovino in migliori condizioni, è quindi inutile guardare in quella direzione. Rimane la tanto (stupidamente e masochisticamente) bistrattata Europa. Qualsiasi vestito nuovo di Bagheria non potrà che essere finanziato dall’Europa.

Consiglio al futuro sindaco di munirsi di una buona squadra di specialisti nel reperimento di risorse europee. Dovrà anche avere chiaro che, dati gli inevitabili tempi lunghi di progettazione e realizzazione, sarà il sindaco successivo (quello che sarà eletto nel 2024) a gestirne eventuale esecuzione e inaugurazione. È già accaduto coi progetti che il sindaco Fricano era riuscito a farsi finanziare dall’Europa.

Ma quale vestito nuovo farsi finanziare? Vestito nuovo significa anche possibile nuovo motore di sviluppo economico. Vi dico in poche parole un sogno che ho inutilmente sognato nei due anni del mio assessorato ai Beni Culturali (1995-97, sindaco Giovanni Valentino).

Bisogna partire dalle Ville. Il Comune è proprietario di quattro monumenti sei-settecenteschi: Palazzo Butera, Villa Cattolica, Palazzo Cutò, quello che resta della gloriosa Certosa che oggi ospita il Museo del giocattolo di Pietro Piraino. Va aggiunta Villa San Cataldo con annesso giardino storico (straordinarimente importante), che appartiene formalmente alla Provicia ma di fatto viene usata dal nostro Comune.

Il futuro sindaco parta da una verità che bagheresi e sindaci abbiamo difficoltà ad ammettere: il Comune di Bagheria, non questa o quella amministrazione, non è in grado di gestire questi Beni culturali. Lo dico con cognizione di causa. Il Comune non ha le risorse finanziarie per farlo e così come sono le Ville non producono nulla né in termini di immagine né di resa economica. Anche Villa Cattolica, che ha usufruito nel passato di consistenti finanziamenti esterni e che ospita diverse opere di Guttuso, non ha, e verosimilmente non avrà mai, visitatori sufficienti per coprire anche una piccola parte delle spese per il personale e per la gestione quotidiana.

In questo la qualità delle singole amministrazioni comunali c’entra poco. Nello stato in cui si trovano, le Ville sono solo un peso per la collettività. Il futuro sindaco dovrebbe avere la capacità e il coraggio di invertire la rotta ripensandone in maniera radicale le finalità.

Una mia vecchia idea è di trovare accordi e collaborazioni con l’Università e/o con centri internazionali di ricerca per farne il perno di quella che adesso si chiama industria delle conoscenze (attività di ricerca, didattiche e artistiche). Provo a spiegarmi meglio.

Villa Cattolica, Palazzo Cutò, Villa San Cataldo sono sullo stesso asse Est-Ovest. Aggingeteci il polmone verde di Monte Catalfano (en passant, la strada che porta al Monte è attualmente un vergognoso e imbarazzante immondezzaio). Poniamo che il futuro sindaco trovi i finanziamenti (che non possono che essere europei) per acquisire il mulino Cuffaro (si potrebbe, ad esempio, proporre all’Univerrsità come residenza per studenti universitari) e trovi una qualche intesa coi proprietari dell’enorme spazio che una volta era occupato dall’industria della calce: entrambi sono contigui a Villa Cattolica. Trovare un accordo coi proprietari non sarebbe difficile dal momento che a causa di vincoli urbanistici di vario genere in quello spazio un privato può fare poco o nulla.

Per disegnare meglio il quadro che sto sognando a occhi aperti ricordiamoci che a poche centinaia di metri dai luoghi che ho indicato (Villa Cattolica, Palazzo Cutò, Villa San Cataldo, Mulino Cuffaro, ex industria della calce) si trova la stazione ferroviaria. Immaginiamola come nodo di una linea metropolitana che collega Cefalù con l’aeroporto passando per Palermo. Il tratto Bagheria-aeroporto potrebbe esere percorso in poco più di mezz’ora. Meno di quanto impiega il treno che collega l’aeroporto di Ginevra con Losanna.

Saremmo in presenza di una potenziale grande area collegata col resto del mondo tramite l’aeroporto. Sognate ancora un poco e vi trovate in presenza, si parva licet …, di una potenziale Silicon Valley. I proprietari dei terreni della zona e, soprattutto, delle vicine Villa Sant’Isidoro e Villa Rammacca non sarebbe difficile coinvolgerli in un grande progetto che ridisegni tutto il territorio.

Volete completare il sogno? Poco distante dallo spazio che ho idealmente disegnato (da Villa San Cataldo e Parco Catalfano fino a Villa Cattolica) si trova una straordinaria risorsa, importante quanto le Ville: la splendida costa, la cosiddetta litoranea, col borgo marino di Aspra come suo centro propulsore. Il prossimo sindaco non trascuri questo che rimane un tesoro naturale nonostante tutte le nefandezze consumate in quei luoghi a partire dagli anni sessanta-settanta del secolo scorso. Elabori un progetto realistico (il vessillo “Abbattiamo tutto” è un ottimo alibi per lasciare tutto per com’è) per farne un motore turistico che cooperi con Bagheria “Città delle Ville e dell’industria delle conoscenze”.

Pensate a quanto lavoro e a quanto indotto crea un progetto di questo tipo.

È un sogno, d’accordo. Non è irrealizzabile sui tempi lunghi. Bagheria potrebbe ritrovare un nuovo motore economico e recuperare la vocazione non localistica della sua storia. La realizzazione del sogno richiede un lavoro di un paio di decenni e la cooperazione convinta di vari sindaci non necessariamente della stessa area politica. Il futuro sindaco ci faccia un pensierino. Potrebbe dare l’avvio al progetto.

Buon lavoro, prossimo Signor Sindaco. Le assicuro che il Suo non sarà un compito facile. Se almeno vuole scrivere i prossimi cinque anni un capitolo coerente con la gloriosa storia del paese che andrà a governare.

Gentile Assessora, non saprei dire meglio. Mi consideri disponibile per eventuali incontri. Mi consenta, per finire, un’ultima considerazione. Il progetto di fare un centro di stoccaggio e di lavorazione dei rifiuti nell’area compresa tra Villa Cattolica e Villa Sant’Isidoro non mi pare che vada nella direzione da me indicata.

Distinti saluti,
Franco Lo Piparo