Agenda Urbana, un contenitore vuoto da saper riempire- di O. Amenta e S. Lo Piparo

Agenda Urbana, un contenitore vuoto da saper riempire- di O. Amenta e S. Lo Piparo

Politica
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Diciamo subito che #AgendaUrbana non cambierà Bagheria. 

Lo ha fatto il programma #UrbanItalia (2002 – 10 milioni di euro), che ha rivitalizzato il centro storico (il recupero della Certosa, la pedonalizzazione di Piazza Sepolcro, la realizzazione di Piazza Stazione, la riqualificazione di altri spazi urbani). 

Lo ha fatto il #PitPios (2004 – 25 milioni di euro) con la riqualificazione del Corso Umberto, il restauro di Palazzo Butera, la realizzazione del Parco di Monte Catalfano e della prima parte di Mare-Monti, Piano Stenditore di Aspra.
Poteva farlo il #pattoTerritoriale (2004 – 35 milioni di euro) se le ultime quattro amministrazioni comunali non avessero perso 14 milioni di euro per la realizzazione delle aree artigianali, che non si faranno più.
Poteva farlo l’#APQRisorseidriche (2005) che ha finanziato per 8 milioni di euro l’adeguamento del depuratore comunale, spesi poi male snaturando il progetto iniziale.
Potevano farlo i 14 milioni delle #zonefrancheurbane (2014), finiti in mille rivoli senza una strategia di sviluppo.
Insomma Bagheria negli ultimi 20 anni ha avviato il cambiamento e poi si è persa per strada, mancando occasioni su occasioni.
Ora arriva Agenda Urbana. Circa 11 milioni per Bagheria, assegnati dalla Regione senza partecipare ad alcun bando, soltanto perché la coalizione Palermo-Bagheria è stata individuata dagli strumenti di programmazione una delle nove Autorità urbane percettrici di somme.
Milioni piovuti dal cielo, per cui Bagheria si sarebbe dovuta confrontare con Palermo per scegliere progetti strategici in tema di servizi urbani, inclusione sociale, filiere produttive globali, patrimonio naturale/culturale ed alla competitività turistica.

E nella programmazione europea i progetti strategici si scelgono con la concertazione delle parti economiche e sociali, i cosiddetti “stakeholders”, facendo riunioni, assemblee pubbliche, rendendo democratico e trasparente il processo decisionale, che porta a scegliere quelle azioni e quei progetti.
Così è avvenuto per i programmi Urban Italia, con i Patti Territoriali, con il Pit Pios, con le ZFU, con il Pist, e con tutti quei progetti che sono stati finanziati con i fondi europei, mentre per Agenda Urbana, così non è stato.
La sensazione che rimane Bagheria abbia subìto il partenariato, non sapendo contrapporre un’idea politica e tecnica in grado di costruire interventi che in grado di svoltare il momento economico devastante che sta vivendo la città. Bagheria non ha saputo imporre la sua vision, la sua idea-forza, la sua strategia di sviluppo, forse perché erano poco chiare e troppo deboli.
Così gli interventi sono stati decisi nel chiuso delle stanze, senza alcun coinvolgimento dei soggetti deputati alla partecipazione, senza alcun coinvolgimento dell’opinione pubblica. E infatti, la strategia non c’è. Anzi c’è, ma riguarda Palermo, che ha fatto la parte del leone, giocando la partita praticamente da sola, con Bagheria a rimorchio.
Questi 11 milioni sono un regalo, che arriva con enorme ritardo, senza partecipare a nessun bando, poiché ai bandi non si è stati in grado di partecipare con una perdita netta di occasioni per 50 milioni di euro tra il 2014 e il 2019.
Ora, però, per favore, facciamo di tutto, proprio di tutto, per spenderli bene. Come?
Intanto illustrando le proposte-azioni inserite nel piano, che attualmente si sconoscono. E se scopriremo, come sembra, che questa Agenda Urbana è una scatola vuota, allora, riempiamola di contenuti!
Vuole l'amministrazione "concertare" con tecnici e soprattutto cittadini per rendere più efficaci gli interventi sul territorio ed evitare che talune azioni pubbliche si rivelino inutili attraverso il coinvolgimento di partenariato trasparente, coeso e strutturato?
Qual è il percorso che l'amministrazione intende attuare anche in coerenza con gli altri piani e/o interventi di sviluppo in essere o programmati?
Qualcuno è in grado di coordinare l'azione con la Città metropolitana e la Regione senza rischiare di rimanere schiacciati dalla dualità con Palermo?
E soprattutto, Agenda Urbana, può divenire il pretesto per costruire una strategia di sviluppo a lungo termine per la nostra città?

Orazio Amenta
Santo Lo Piparo