Crescere immersi in un 'sacco' di emozioni - di Giuliana Larato

Arte, Ambiente e Territorio
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E’ormai risaputo che esiste una comunicazione continua tra il feto e la sua mamma.

Numerose ricerche scientifiche mostrano che il feto ha una sua identità psicologica ed emotiva ed è una creatura competente da molti punti di vista.

Immerso nel sacco amniotico, dentro la pancia della madre, protetto e cullato, il feto si sviluppa inondato da continue emozioni: stimoli provenienti dall’ambiente intra-uterino così come da quello extra-uterino.

C’è chi si immagina il feto come privo di qualsiasi competenza, convinto che il bambino esista solo al momento della sua nascita.

Di contro, c’è tutto un percorso che prepara le competenze di un bambino e che ci illumina sulle capacità del feto di percepire stimoli, positivi e negativi, di elaborarli e di reagire agli stessi sia con il movimento sia con l’alterazione di alcuni parametri come il battito cardiaco.

Non ci sorprende il fatto che il feto senta lo stato d’animo della madre e ne risenta a sua volta, ma viene spontaneo domandarsi come ciò possa accadere. Alla base di questa comunicazione di emozioni c’è un passaggio di sostanze chimiche: se la madre è rilassata, ciò si esprimerà nel rilascio di endorfine, dette “gli ormoni della felicità”, se la madre è ansiosa, agitata, verrà, probabilmente, rilasciato cortisolo, un ormone che susciterà nel feto tachicardia ed agitazione motoria.

Alcune ricerche dimostrano che un bambino che ha percepito durante la gravidanza la gioia e l’entusiasmo della madre di portarlo dentro, svilupperà, con molte probabilità, un sistema immunitario più forte; di contro, alcune malformazioni congenite sono state collegate da studi recenti allo stato psicologico della madre in attesa.

Non lasciatevi allarmare da queste informazioni se avete vissuto una gravidanza difficile: potrete recuperare costruendo con il vostro bambino un dialogo intenso e restituendogli, in modo opportuno e con consapevolezza, le emozioni che avete vissuto, quando lo aspettavate.

Il feto, dunque, è esposto ad emozioni continue ed, a sua volta, induce nella madre stati emozionali rilasciando anche lui sostanze chimiche.

Si tratta di un circolo in cui c’è una reciprocità ed uno scambio che è alla base della crescita di un bambino sicuro rispetto ai legami avviati già dentro la pancia.

Indiscutibile l’effetto di benessere che arriva ad una madre quando sente i movimenti del feto ed impara a comunicare con lui attraverso gli stessi.

Anche i papà conoscono questa esperienza e possono entrare in contatto con il proprio bambino carezzando la pancia della partner e stando vicini alla stessa con l’obiettivo di aumentarne lo stato di benessere. I padri, dunque, non entrano in gioco quando cessa l’allattamento, come molti pensano, ma possono ritagliarsi uno spazio di vitale importanza per le loro compagne e per i loro bambini avviando, al più presto, una comunicazione con il feto (attraverso la voce, le carezze, i colpetti sulla pancia ecc…).

In questo scambio di emozioni è fondamentale parlare al feto, esporlo alla voce delle figure per lui più importanti.

Sembrerà banale ma non lo è affatto: esporre il feto alla voce ha effetti sociali e neuronali.

L’esposizione alla voce della madre facilita l’attaccamento del bambino alla figura che lo accudirà in modo preferenziale (effetto sociale) ed incoraggia lo sviluppo della corteccia uditiva (effetto neuronale)favorendo, inoltre, la tendenza presente nei neonati ad orientarsi verso la voce umana.

Si è, addirittura, ipotizzato che il feto sogni ciò che sogna la madre, perché fa esperienza dell’emozione materna grazie alla scarica ormonale collegata al sogno ed in virtù del particolare coinvolgimento emotivo esistente tra una madre ed il bambino che porta in grembo.

Immagino il volto soddisfatto e contento di molte mamme e di molti papà che, pur senza avere informazioni scientifiche, hanno sentito il bisogno di parlare al proprio bambino, di inondarlo di emozioni, carezze e dolci parole, favorendone in modo naturale lo sviluppo, convinti nel profondo che esiste una comunicazione con il feto già da quando si trova immerso nel sacco amniotico: un vero e proprio “sacco di emozioni”.

E, consentitemi, di dedicare questo “sacco di emozioni”, con tutta la gioia della sua attesa e del suo arrivo, alla mia Gloria che oggi compie due anni. 

 

                                                                                                                  Giuliana Larato

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