Domenica, 01 Agosto 2010
   
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Quando crollò il tetto del cinema Roma

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Durante una recita, improvvisamente, metà del tetto cadde dentro la sala. Ci fu u scappa scappa…” .
E quale era questa recita?”
Santa Genoveffa” .
E chi c’era? Quale compagnia?”
Ah, questo non lo so, non posso ricordare tutto” .

Allora non era un film?
No, tiatru era
E fu in quale anno?
Tredici anni avevo, ed ero con mio padre Gioacchino, scarparo e bidello, fu nel 1954; ci fu u scappa scappa ca u tettu cadiu dalla parte del centro fino ad arrivare dove c’era lo schermo” .

Altre cose sul cinema Roma te ne ricordi?
Ci travagghiavu. Dopo che fu ricostruito. Ho proiettato molti film che toccano il cuore. Catene. L’angelo bianco. Però non capivo perché la gente, anche se c’era un film western, o magari uno di ridere, usciva lo stesso con le lacrime agli occhi. Non poteva essere il fumo delle sigarette e, una volta, mentre c’era la proiezione, entrai in sala e mi avvicinai allo schermo. Che tanfo veniva di là dietro, tanfu di patati e di cipuddri, di spiritu di patati, di spiritu di cipuddri. Ecco perché la gente
usciva cu l’occhi irritati, non era la pellicola, ma il cinema che era pure deposito di patate e di cipolle, ca u magazzinu nni Palaunia o patruni un ci bastava
."
Il mio interlocutore, in questa discussione, è Franco Mineo, infermiere in pensione, proiezionista per un breve periodo della sua vita. Se la storia delle patate e delle cipolle può spingere al sorriso, l’altra è davvero incredibile.

Carmelo Gagliano è un signore di ottantadue anni e il giorno in cui crollò il tetto del cinema c’era. E non poteva non esserci perché ne era, a quell’epoca, il proiezionista. Figlio di Carmelino, che era un uomo piccolo e faceva il sacrestano al Sepolcro, per questo aveva frequentato la chiesa e, sin da bambino, aveva fatto il proiezionista al parrocchiale. Da Padre Buttitta era poi passato direttamente al Roma. Il giorno del crollo non c’era nessuna rappresentazione teatrale; Carmelo Gagliano stava proiettando un film che ricorda benissimo anche se ne confonde il titolo. Il film era La bella preda con Yvonne De Carlo ma lui dice che era "La magnifica preda", quello con la Monroe che non si capisce bene cosa ci facesse in un film così. E quel crollo, secondo Carmelo Gagliano, non si verificò nel 1954 perché nel ’49 avvenne o, forse, nel ’50.

Di quel crollo c’è però un altro testimone,anch’egli ottantaduenne ma ancora ben messo di fisico di testa e di memoria. Si chiama Carmelo Sardina. Così racconta:” Quel pomeriggio, al Roma, si proiettava il film La bella preda. Entrai al secondo spettacolo e presi posto dietro dove c’erano pochi spettatori; nelle file vicine allo schermo c’era invece un gruppo di ragazzi. Finì il primo tempo e iniziò il secondo. Fu allora che, all’improvviso, mi ritrovai a terra fra due file di sedie e ricoperto non so da quanto materiale cadutomi addosso. I ragazzi urlavano; svenni. Quanto tempo trascorse? Rinvenni, e senza che nessuno m’aiutasse, mi liberai di quanto mi ricopriva e …vidi le stelle. Il tetto era scoperchiato meno la parte dov’erano stati i ragazzi che, ormai fuori, in salvo, non gridavano più. Ero ferito alla testa e contuso in più parti. Uscii fuori e mi ritrovai tra le braccia di due pompieri. Mi resi conto di averla scampata bella e svenni di nuovo.

Mi portarono al pronto soccorso. Non lavorai per un mese. Successe nel ’50 (o nel ’51) e già lavoravo (in ferrovia ) ma non ero ancora sposato né fidanzato. Fu infatti nel ’53 che conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie. Ai proprietari del cinema feci causa ma dei soldi del risarcimento non vidi una lira. All’avvocato, che aveva lo studio in via Lo re, avevo detto che i soldi non mi interessavano, mi bastava che i proprietari del cinema perdessero la causa. L’avvocato mi prese in parola, i soldi li intascò tutti lui. Posso dire di essere stato l’unico ferito in quel crollo
” .

Placido Ferrara è un signore di settantacinque anni; fino all’estate di quest’anno è stato il proiezionista del Capitol e, nelle sale cinematografiche (non solo di Bagheria) ha passato l’intera sua vita. Sulla faccenda che ci interessa anche lui ha qualcosa da raccontare. Ecco infatti quello che ci ha detto: “Ci fu un periodo in cui ho lavorato al cinema Roma. Attaccavo la reclame e facevo la pulizia. Pure guardavo le biciclette di quelli di Aspra che la sera salivano dal mare per andare al cinema. Quando potevo, me ne andavo in cabina da Carmelo Gagliano, per imparare il mestiere di proiezionista. Il locale apparteneva a Ciro Caviglia e a Minicu Tripoli. Uno faceva il fornaio e u secunnu cummattieva cu frutta e verdura. Cu ci purtava? Mah! I proprietari, che erano cognati, ebbero poi questioni. Nuatri sta società l’amu a spartiri, faciemu tri anni l’unu. Ieru a sorte e nisciu Ciru Caviglia. Questo, che di cinema non ne aveva mai capito nulla, si rivolse a Gabriele Pampinella e si mise d’accordo con lui. E u signor Pampinella, poiché
l’attacchino che aveva al Vittoria era andato soldato, mi disse
: “Vuoi passare al Vittoria?” E io: “Perché no?” E me ne andai al Vittoria. Fu accussì ca mi scanzavu la caduta del tetto del Roma".

"Di quello che mi ricordo è successo nel ’51 (o nel ’52 ). Dopo alcuni giorni Pampinella mi ci mannò, mi fici iri a scippari tutta a reclame, i manifesti appesi alle pareti, la reclame dei film che doveva fare. Ma dopo quindici giorni finì di crollare anche la parte che era rimasta, quella vicina allo schermo. E se fosse caduta mentre c’ero io? Comunque a reclame a scippavu e non successe niente. Quando cadde il tetto facevano La bella preda. E’ stato il primo giorno di programmazione, un giovedì".


Giovanni Gagliano, anima di celluloide, l’ho incontrato qualche settimana fa da Pippo Bonura, il giornalaio del corso Umberto. Il discorso andò a finire sul cinema Vittoria e sulla pescheria che c’era davanti (fino a quando c’era ). Mi disse che la pescheria era il luogo dove, uscendo dal cinema, si commentavano e giudicavano i film visti, se erano buoni film o se erano delle pomate. E mi parlò di un personaggio, Giovannino Muciddra, che era il terrore di Gabriele Pampinella. Lo chiamavano con quel soprannome perché aveva gli occhi malati, aveva gli occhi che gli purgavano sempre. A Gabriele Pampinella diceva che se il film che dava al Vittoria era una pomata, la notte sarebbe andato a stracciargli i manifesti. E lo faceva davvero. Il giorno in cui cadde il tetto del Roma, Giovanni Gagliano era andato al Vittoria. All’uscita, alla fine del secondo spettacolo (era già buio ), alla pescheria la notizia era già arrivata e tutti ne parlavano. Giovanni Gagliano dice di avere visto quel giorno L’oro di Napoli che è del ‘54 e che, per questo, il crollo del tetto non può essere avvenuto prima. Ma sicuro era L’oro di Napoli?


Masino Di Salvo, spettatore implacabile, ha scritto che la caduta del tetto del cinema Roma è avvenuta un lunedì del 1954 e che a cadere è stata la parte adiacente allo schermo. A questo punto non possiamo non concludere che i ricordi, spesso, sono un inganno. E non possiamo non chiederci:

1) Quel tetto cadde di lunedì o di giovedi?

2) Fu nel ’54 o in uno degli anni precedenti?

3) A cadere fu la parte vicina allo schermo o quella vicina all’uscita?

4) Facevano un film o una recita?

5) Se era un film, era La bella preda o La magnifica preda?

Come in un giallo di Ellery Queen, sfidiamo i lettori (se qualcuno ci leggerà e ne avrà voglia ) a rispondere a queste domande, forti magari di un qualche documento.

P.S. Un aiuto per rispondere alla seconda domanda. Filippo Lo Medico è andato a controllare in un suo libro l’anno di produzione del film La bella preda e l’anno in cui è arrivato in Italia. Il primo è il ’49 mentre il secondo è il ’50. Il 1949 pertanto lo si può escludere. Quanto al 1954, sempre Filippo Lo Medico lo ricorda come l’anno di apertura del cinema Capitol costruito accanto al Roma proprio perché questo, chiuso da anni, non veniva rimesso a posto. Filippo Lo Medico dice che quel tetto cadde nel ’52 (o forse nel ’51, o nel ’50).



Biagio Napoli

Biagio Napoli è un medico chirurgo che presta la propria attività presso il Reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell'Ospedale Civico "Fatebenefratelli" di Palermo.
Prima della laurea in Medicina ne aveva conseguita giovanissimo e brillantemente una in Lettere e Filosofia.
Ha 59 anni ed è sposato con tre figli: i nomi dei maschi Federico, in onore del filosofo Engels e Ruggero a ricordare il Re normanno, rimandano alle sue passioni giovanili, la storia e la filosofia.
Da sempre preso dalla letteratura, ha pubblicato qualche racconto sul periodico locale "Il Nuovo Paese".
Sta lavorando assieme a Mimmo Aiello a ricostruire una esperienza assolutamente unica e originale: la storia del Circolo "L'Incontro" a Bagheria.




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