Sabato, 19 Aprile 2014
   
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La 7ma Arte

Il tarlo che uccide nell'indifferenza - di Maria Luisa Florio

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E’ un pensiero dominante, assoluto che invade l’esistenza, la svuota e infine l’annienta.

Le nuove dipendenze oggi nascono scommettendo su una realtà diversa da quella che si è costretti a vivere. Anche Orwell, in 1984, nella società dominata dal Grande Fratello, descriveva la gente a tentare la fortuna come unico rimedio ad un presente insopportabile.

Questo l’ingrediente più importante dell’intenso e originale nuovo lavoro del regista Marco Lanzafame, Il Tarlo, lungometraggio che ruota attorno alla vicenda di Greta, cameriera d’albergo, giocatrice patologica di Grattaevinci, reclusa nella sua solitudine impenetrabile.

Invano le sue colleghe cercheranno di aiutarla ma ormai è stata superata la soglia della ragione e la donna non riesce ad uscire da quella che è divenuta una vera e propria patologia.

Non è un caso che quest’opera sia stata sostenuta anche da due associazioni italiane che si occupano di dipendenze da videopoker e giochi d’azzardo. Un’emergenza sociale di cui non si parla abbastanza.

L’anteprima del film, al Supercinema di Bagheria lo scorso 3 luglio, ha riscosso notevole successo e suscitato interesse e riflessioni sul delicato argomento; tanto che ne seguirà, nello stesso posto, un’altra nella seconda metà di luglio.

Brava la protagonista, Patrizia Schiavone, in un ruolo non facile. Sorprendente la piccola Alice Guagliardo, che impersona Greta da piccola.

Bella la fotografia che ci accompagna, come non mai (ma è questa la cifra stilistica di un regista onirico come Lanzafame), nella vicenda personale della protagonista e del suo difficile vissuto anche attraverso immagini che si caricano di significati allegorici: il bosco aggrovigliato, i personaggi che vi si incontrano, il buio che circonda la protagonista: tutte proiezioni del disagio e soprattutto della solitudine della donna.

Una condizione che accompagna il vivere odierno di tanta gente che consuma il proprio dramma esistenziale nell’indifferenza generale. Non ci sono vie d’uscita. La bella sequenza di immagini, scandite da musiche appropriate, di Greta bambina persa nel bosco che, per qualche attimo, spera nella figura di una cavaliere solitario, evanescente e transitorio, sottolinea proprio quella impossibilità di salvezza e tutto si riduce in un solo istante di fugace speranza.

Il destino degli ultimi è sempre lo stesso: da Verga ai nostri giorni. E Lanzafame, con la bravura che gli conosciamo, ambienta questo dramma in un luogo-non luogo, che è la Sicilia solo di striscio, per sottolineare l’aspetto generalizzante del problema, con una sequenza di esterni che dicono più di ogni parola.

altUn dramma che, nella storia che racconta, ha però radici solo nel vissuto della protagonista assolvendo così società e istituzioni che di certo con il loro agire incrementano, più che diminuire, questo tipo di dipendenze.

Ma il cinema, lo sappiamo, non deve fare sociologia ma raccontare storie e questa storia, di sicuro, specie di questi tempi, andava raccontata. Un plauso al regista e al suo staff.

Maria Luisa Florio

 

Dopo il successo dell’anteprima, a metà luglio Il Tarlo  di Lanzafame verrà proiettato al Supercinema

Redazione Bnews


 

   

Quella Sicilia segreta che racconta Tornatore - di M. Di Caro

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Pubblichiamo la recensione di Mario Di Caro, responsabile delle pagine culturali del quotidiano La Repubblica ed. Palermo, del volume "L'isola di Tornatore" di Ninni Panzera e pubblicato il 25/8/2010.

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A "Baarìa" di Giuseppe Tornatore va il Nastro d'Argento 2010

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Secondo alcune indiscrezioni circolate prima in maniera informale e poi confermate il Nastro d'Argento 2010, il premio che assegnano i giornalisti cinematografici, è stato assegnato a "Baarìa" di Giuseppe Tornatore

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Clint Eastwood colpisce ancora:al botteghino con "Invictus"

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"Invictus", "L'invincibile". Chi è l'invincibile? Colui che crede nella libertà, che ad ogni ingiustizia subìta si rialza con più forza e determinazione, che sa cambiare idea e punto di vista, che non si fa accecare dall'odio della vendetta, che unisce piuttosto che dividere, che sa guardare il presente con gli occhi della storia.

 

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