Ricordi di Guttuso e di Villa Cattolica - di Franco Lo Piparo

Storia Locale - Personaggi
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Le sconfitte –amava dire Churchill – sono orfane, le vittorie hanno molti padri.
Villa Cattolica e il Museo “Renato Guttuso” sono tra i non numerosi successi della società civile bagherese e quindi è inevitabile, ma anche giusto, che ci sia intorno a essi un affollamento di rivendicazioni di paternità.

Anche se chi ha vissuto la storia tormentata del Museo sa che tra i padri di adesso c’è anche chi ha tentato di uccidere l’infante quando era ancora in fasce.

Ricordo, ad esempio, un consigliere di Forza Italia che negli anni 1996-97 (giunta Valentino) chiese in pieno consiglio comunale le dimissioni dell’assessore alla cultura dell’epoca reo di investire troppo sui Beni culturali: «Assessore si vergogni, lei sta creando povertà e disoccupazione nel paese». Nessuno della giunta (sindaco compreso) difese il malcapitato assessore. Quel consigliere è ancora consigliere. Lo vidi soddisfatto e orgoglioso quando, anche grazie ai comportamenti delittuosi di quell’assessore, la Villa fu riaperta nel suo splendore nel 1998. L’assessore nel frattempo non era più assessore.

Ma andiamo per ordine.
Mi trovai mio malgrado impigliato, a partire dal 1980, nelle vicende tortuose di Villa Cattolica e di quella che allora si chiamava Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. In questi giorni di legittima gioia mi piace ricordare, a beneficio dei più giovani e su sollecitazione di Angelo Gargano, alcuni degli eventi che mi è capitato di vivere in prima persona.

Comiciai a frequentare Renato Guttuso a partire dai primissimi anni ottanta. Posseggo un disegno di un nudo pre-marzottiano regalatomi nel 1964 da Renato tramite mio padre, autorevole consigliere democristiano di quegli anni. Ma non fu mio padre a presentarmi a Guttuso.

Fui introdotto in casa Guttuso dal professor Marcello Carapezza, indimenticabile scienziato e uomo di cultura. Siamo nel 1980 o 1981. Ero allora un giovanissimo cattedratico e Renato mi accolse subito nella cerchia dei pochissimi amici (i Carapezza, i Pasqualino Noto, i Carpinello) che nel tardo pomeriggio prima di cena alternavano gare di scopone con discussioni culturali e politiche.


Quando eravamo soli le chiacchierate andavano sempre a parare su Bagheria, la sua non eccelsa classe dirigente, la sua storia. Erano gli anni in cui Renato covava molti risentimenti verso la sua Bagheria.

Mi raccontava che quando, senza alcun preavviso, andava a visitare Villa Cattolica trovava una situazione invereconda e scandalosa: panni della famiglia del custode stesi accanto ai quadri, per dirne una. Era molto arrabbiato.

Per avere un’idea dello stato d’animo di Renato riporto qui pezzi della bozza di una lettera inviata all’onorevole Giuseppe Speciale il 30 maggio 1984.
La minuta è stata trovata dal figlio adottivo Fabio che gentilmente anni fa me l’ha fatta leggere.

«Caro Peppino,
ti ringrazio della lettera nella quale mi confermi i guai che affliggono la galleria di Villa Cattolica, ogni giorno di più mi pento di avere buttato in un pozzo un gruppo di opere mie e che altri artisti mi avevano donato.
Sono arrivato al punto di non volere neanche sentire il nome di Villa Cattolica
. (…). Ho detto chiaramente a tutti che dispenso i Sindaci che si avvicendano dal venirmi a fare [PAROLA CANCELLATA] ed omaggi come hanno fatto finora tutti i neoeletti o rieletti.
Se potessi revocare la donazione fatta, la revocherei
».


"Se potessi revocare la donazione fatta, la revocherei....". Era uno degli argomenti ricorrenti delle nostre discussioni private. Come fare? Pensammo che la creazione di una Fondazione potesse essere la strada maestra per sottrarre all’incuria dei politici bagheresi le opere donate.

Il 6 luglio 1982 mi dice che ne avrebbe parlato con legali romani e mi consegna una lettera (che qui viene riprodotta: corpo lettera, intestazione busta) con la quale avrei dovuto contattare il presidente della Fondazione Whitaker, avvocato Celone, per chiedergli consigli.

Al suo ritorno da Roma avremmo confrontato i due pareri e avremmo deciso la linea d’azione.

Mi resi conto della gravità di quel gesto, non ebbi il coraggio di seguire il consiglio di Renato, temevo di contribuire a fare qualcosa di troppo traumatico per Bagheria, quella lettera rimase tra le mie carte. Renato, probabilmente anche lui un pò perplesso, me ne rimproverò affettuosamente più volte.

Col senno di poi credo di non avere sbagliato. L’amministrazione comunale cominciava a dare timidi segnali di cambiamento. Il sindaco Antonio Gargano ne fu il motore politico. Nel frattempo era diventata direttore della Galleria un’allieva di Calvesi, la dott. Dora Favatella Lo Cascio. Renato ebbe modo di apprezzarne cultura e capacità organizzative.


Il cambiamento di Renato verso Bagheria ebbe un’accelerazione imprevista il 12 gennaio 1985. Quel giorno il Comune di Bagheria conferisce la cittadinanza onoraria al bagarioto Guttuso. Renato ha voluto che a fare i discorsi ufficiali in Consiglio comunale fossero due suoi amici, il professore Maurizio Calvesi e il sottoscritto. Fu un evento culturalmente e politicamente riuscitissimo.

Renato ne fu entusiasta. Vi lesse i segni visibili del cambiamento tanto desiderato. Inviò alla Galleria altre opere. Facevamo dei progetti per il futuro. Purtroppo non c’è stato il tempo per costruire bene su quell’amore ritrovato per Bagheria. Esattamente un anno dopo Renato scopre di avere un tumore ai polmoni. Il 18 gennaio 1987 muore.


Dopo la morte la storia ricomincia daccapo. Villa Cattolica ricade nell’incuria tradizionale.

Il figlio adottivo si sente giustamente offeso e riprende il progetto a cui Renato aveva pensato prima del 1985: sottrarre le opere donate al comune per metterle in luogo più sicuro.
Si va per avvocati e tribunali. Viene fuori una bagarre indecorosa.

Nasce un compatto fronte contro Carapezza-Guttuso formato da democristiani e comunisti. Un gruppo di bagheresi animati da buona volontà (Antonino Buttitta, Pietro Buttitta, Vincenzo D’Alessandro, Tommaso Di Salvo, Salvatore Lo Bue, Franco Lo Piparo, Ezio Pagano, Natale Tedesco) prova a fare ragionare i politici bagheresi con interventi giornalistici e appelli pubblici. In risposta viene convocato un consiglio comunale in cui i bagheresi volenterosi vengono messi sotto accusa e vilipesi.

Siamo nel 1995. Dopo una buona gestione commissariale del Comune, arriva la giunta Valentino. Là capita un assessore che vorrebbe tenere fede (e in parte ci riesce) agli impegni etico-politici che aveva preso con Guttuso. Crea i presupposti per superare la lite giudiziaria tra Comune e Fabio Carapezza Guttuso. Riesce ad acquisire a prezzi accettabili tutti i corpi bassi della Villa dove ancora erano ospitate stalle e officine. Lavora al progetto ambizioso di creare le condizioni, anche urbanistiche, per trasformare l’area comprendente Monte Catalfano ( il bel progetto di trasformazione dell'ingegnere Nicastro cominciava a fare i primi passi istituzionali), Villa Rammacca, Villa San Cataldo (i gesuiti erano disponibili a cederla a un prezzo bassissimo all’Università e/o al Comune), Palazzo Cutò ( in quegli anni aperto per la prima volta al pubblico), Villa Cattolica( i primi lavori di restauro erano in dirittura di arrivo) in un grande spazio di servizi culturali per l’intera area metropolitana.
Sarebbe (stato) un formidabile motore per l'economia cittadina.
Speriamo che qualche politico avveduto se ne appropri.Inizia una nuova stagione di attenzione partecipata verso i Beni culturali.
Qualche frutto è andato a maturazione. Nonostante le parole dell'illuminato e lungimirante consigliere comunale: "Assessore si vergogni......"


In ricordo di Renato Guttuso.

Fotografie di Ambra Angileri - tutti i diritti sono riservati


Testo della lettera:

Caro Celone,
alcuni amici di Bagheria, fra i quali il prof. Franco Lo Piparo, dell’Università di Palermo, vorrebbero trasformare la donazione (di opere mie e di miei amici e colleghi) al comune di Bagheria e che costituisce l’attuale disgraziatissima pinacoteca di Villa Cattolica, in una fondazione; anche per sottrarla all’incuria della gestione comunale e renderla efficiente e funzionante.
Ti sarei grato se tu potessi consigliarli nel modo che crederai opportuno, e in modo da aiutarli ad avviare il loro lavoro.
Ti ringrazio e saluto cordialmente, tuo Renato Guttuso.

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