Pippo Balistreri, l'asparuoto che fa muovere Sanremo... e non solo

Storia Locale - Personaggi
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E’ lui che dal 1981 fa muovere cantanti, presentatori, ospiti, e musicisti sul palco del festival di Sanremo
; è lui che dà il via all'orchestra, che scandisce i tempi per le entrate, per gli stacchi musicali, per gli ingressi in scena, quando e soprattutto c’è la “diretta” televisiva, come avviene da sempre a Sanremo.


Lui, è Pippo Balistreri 58 anni, e come dicevamo quasi da trenta stimato, invisibile ma insostituibile direttore di scena, ma non solo di Sanremo, amico dei più grandi artisti, presentatori e uomini di spettacolo da Baudo ad Arbore, da Pavarotti a Bonolis, da Bruce Willis a Sting, che trovano sempre nei loro spettacoli, lo spazio per dire quanto sia bravo e straordinario questo “baarioto” dell’Aspra.

Pippo è nato ad Aspra, dove i Balistreri sono centinaia, e tanti sono quelli che hanno una vocazione per l’arte o lo spettacolo: da Jim Balisteri, negli anni ’70 uno dei giovani pittori siciliani più promettenti, anche di recente una sua mostra organizzata con la Provincia Regionale di Palermo, ha avuto un grande riscontro, a Umberto Balistreri, dirigente della Sovrintendeza Archivistica di Palermo, custode della memoria, a Tanino Balistreri, attore di teatro e più di recente anche di cinema (“La goccia” con Lanzafame,”Il divo” con Sorrentino, e “Baarìa” con Tornatore), a Michelangelo Balistreri, poeta in dialetto e imprenditore, a Stefano Balistreri abile incisore della pietra d’Aspra, a Silvia Balistreri, figlia di Jim, apprezzato e promettente mezzosoprano, vista recentemente in tv, per non parlare poi dei Balistreri che hanno nel sangue il DNA della ristorazione, Silvio, Giuseppe ecc...

Lui, Pippo, ha fatto un’altra strada: aveva cominciato come animatore nella vecchia Queen Elisabet, nave da crociera mitica al suo tempo, erano gli anni ’60 e ’70, solcava l’Atlantico dalla Inghilterra alle Americhe.

Cantava un po’ e suonava, e soprattutto faceva il DJ una attività agli esordi in quel periodo: come si direbbe oggi un intrattenitore.

Un po’ come Berlusconi”, - gli diciamo per celia.
E’ vero - risponde - me lo dicono in tanti”.


Lo incontriamo ad Aspra, in un pomeriggio ventoso, è molto gentile e disponibile, e dietro l’affabilità e la mitezza dello sguardo, si intravede subito un carattere di ferro, non appena si comincia a chiacchierare, il carattere di chi è abituato a “governare” e “dirigere” un evento.

Nel 1981 la svolta della sua vita: si ferma in Italia, partecipa ad una sorta di disco d’oro per DJ e attraverso una serie di selezioni successive, lo vince. Sposato con una ragazza francese, Anna Maria, che le ha dato due figlie, parla correntemente tre o quattro lingue straniere, e conosce soprattutto la musica d’ oltreoceano; ed è questa la chiave di volta.

Incontra Gianni Ravera, che dopo gli anni bui di Sanremo, cerca di trovare una formula nuova, e Pippo ha la dritta giusta, gli ospiti stranieri, “I Dire Straits”, Mark Knopfler, insomma i grandi gruppi e i grandi nomi, e Sanremo riparte.

Dopo Ravera, Aragozzini, sino al 1996, quando la RAI riprende in proprio l’organizzazione di Sanremo, e dell’esperienza di Pippo Balistreri non si può fare a meno.

I cantanti italiani? gli chiediamo.

Poca originalità, tendono a copiare e a copiarsi; certo i grandi nomi, cantautori soprattutto, li abbiamo pure noi, ma i grandi talenti non vengono fuori con la frequenza con cui avviene in Inghilterra o negli U.S.A.”.

Sanremo, ma non solo, dicevamo all’inizio.

La Rai con cui di volta in volta firma contratti di collaborazione, lo impiega in tante occasioni: per ora sta lavorando allo spettacolo del sabato sera”Ti lascio una canzone” presentato da Antonella Clerici, che vede in gara dal palco di Sanremo giovanissimi cantanti. Sta andando bene come indice di ascolti, anche perché i giovanissimi cantanti sono incredibilmente bravi.

A proposito cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere la carriera di cantante?

Ci risponde senza alcuna esitazione: ”Gli consiglierei di cambiare idea; è diventato troppo difficile. Le case discografiche non investono più sui giovani, perché la pirateria musicale ha ridotto in maniera drastica le possibilità di guadagni nel settore. Troppa concorrenza, e scarse possibilità di affermazione. Non uno su mille, ma uno su centomila, forse ce la fa. Diverso se qualcuno mi dicesse che vuol fare il musicista, il compositore, o il cantautore. In quel caso lo incoraggerei.”

Dicevamo non solo Sanremo, ma per esempio, la gratificante esperienza dei “Pavarotti and friends” in Italia li ha fatti tutti lui, Pippo Balisteri, da direttore di scena.

Difficile dirigere artisti che venivano da ogni parte del mondo: oltre ai tre tenori, da Sting ai Queens, da Zucchero a Dalla alla Pausini, e più sono bravi, mi dice meno problemi ti creano; però occorre pur sempre provare, ed in quel palco è una babele di lingue.

Ad ogni artista devi dare il là nella sua lingua, in genere l’inglese, ma sappiamo anche quanto sono “nazionalisti” i francesi; e poi i musicisti ognuno con la sua particolare esigenza e la sua fisima da raccordare con le esigenze dello spettacolo.

Non solo ma dovere per alcuni gruppi ricreare effetti speciali fondamentali per l’ascolto delle e loro esibizioni rendeva le cose incredibilmente più complicate.

Gli italiani - aggiunge - per fare questi megaeventi in diretta televisiva siamo di gran lunga i più bravi e ricercati: gli americani sanno fare i grandi films, ma i maestri nelle grandi dirette televisive siamo noi italiani...
Una volta per un Pavarotti and friends scelsero Spike Lee come regista
.”

Una autentica frana, da lui non veniva nessuna indicazione, per i primi venti minuti di spettacolo le telecamere sembravano impazzite, perché gli americani non usano, come si usa da noi il regista televisivo che seleziona le immagini, si affidano ad un regista che è nel contempo il regista dello spettacolo e il regista delle riprese.
E non ottengono la stessa efficacia che otteniamo noi".

Ma la soddisfazione più grande è stata alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006: la cerimonia di chiusura per l’America veniva ripresa dalla N.B.C., che si era portata dagli U.S.A. quello che in America si chiama lo “show caller”, vale a dire colui che dà materialmente il via allo show, e che tiene però sotto controllo tutte le operazioni che sul palcoscenico dello show si realizzeranno.

Nel nostro caso il palcoscenico dello spettacolo era appunto l’Olimpico di Torino e il suo intorno, compresi gli effetti speciali: potete capire cosa significava essere direttore di scena, Pippo lo era per la Rai, e "show caller" di un evento di tale portata.

La N.B.C., come dicevamo, aveva portato una specialista dagli U.S.A., ma quando videro lavorare nelle prove Pippo Balistreri, chiesero a lui di prendere il posto di “show caller”.

Fui io a dare il “go” per le riprese della N.B.C. delle Olimpiadi invernali di Torino.

E’ stata - ci dice Pippo - una delle più grandi soddisfazioni professionali della mia vita.”

Il mio rapporto con l’Aspra?

Io ad Aspra ci vivo: generalmente dalla domenica al mercoledì, nel fine settimana mi sposto nei teatri o nei luoghi degli eventi e degli spettacoli.

Non mi andava di costringere mia moglie e le mie figlie a continui spostamenti: preferisco fare io la vita del pendolare.


Il rapporto con le amministrazioni della tua città? Potreste fare tanto, tu e tanti altri, con le vostre conoscenze.

“Si è vero - conviene Pippo - potremmo fare tanto, tantissimo, io sono stato addirittura consulente della giunta di Pino Fricano, ma al momento di “quagliare” le idee e i progetti la politica se la “squaglia”. Scuse, pretesti, non si riesce mai a rendere concreta una idea, un progetto.”

“Eppure abbiamo scenari artistici e naturali favolosi e unici: da Villa Valguarnera a Villa Palagonia a Villa San Cataldo: basterebbe volerlo e Bagheria potrebbe diventare punto di riferimento per eventi culturali e di spettacolo, in grado di proiettarla sui grandi circuiti televisivi, con un ritorno innegabile per l’immagine e per l’economia. Ma la politica - conclude - a Bagheria è sorda.”

La discussione volge al termine, ed il tramonto del sole dietro la corona di monti che cinge Palermo, che dà alle onde del mare di Aspra i colori dell’oro, è un po’ la metafora di queste bellezze e potenzialità del nostro territorio che vanno lentamente e con fatalistica rassegnazione a spegnersi.

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