La veglia a Gibellina - di Carlo Puleo

Storia Locale - Personaggi
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Per l’anniversario del terremoto nella valle del Belice, nella vecchia Gibellina si fece una manifestazione.

Quando arrivammo con Ignazio il corteo si stava già muovendo. Lo precedevano alcuni con delle torce accese.
Dove prima c’era il paese ora solo cumuli di macerie. Nel corteo abbiamo incontrato Renato Guttuso che ci ha salutati con calore;
poi Ignazio ha abbracciato un tizio con un basco in testa. Era Cesare Zavattini e con Ignazio hanno parlato per tutto il tragitto.

Il corteo si è fermato in uno spiazzale che le ruspe avevano precedentemente spianato. Il quadro che Guttuso ha fatto su Gibellina il l’ho visto prima che fosse dipinto: un vecchio con una torcia in mano ed uno scialle avvolto attorno al collo; indicava con la mano il punto nel quale un anno prima si trovava la sua casa.

Quella scena illuminata dalla luce delle torce mi è rimasta impressa; dopo l’ho rivista nel quadro.
Dopo il discorso fatto da alcuni rappresentanti di diversi partiti politici che elargivano promesse a non finire, siamo ritornati al parcheggio.

Qui erano state costruite alcune grandi baracche; insieme ad un folto gruppo siamo entrati. All’interno c’erano alcuni tavoli pieni di formaggi, grossi pani e bottiglioni di vino; olive verdi e nere grossissime.

Seduta ad un tavolo scorsi Mimise (la moglie di Renato Guttuso, n.d.r.). Lei mi ha subito riconosciuto; avvicinandomi l’ho salutata e abbiamo iniziato a parlar. Lei era rimasta dentro perché fuori c’era troppo freddo.
Ignazio e Renato parlavano sottovoce; dopo alcuni minuti mi accorgo che Ignazio è uscito. Io resto a mangiare con Renato e Mimise.

I formaggi erano buonissimi; ne ho mangiati fino a scoppiare accompagnandoli con bicchieri di vino. Anche Renato tagliava e mangiava; io continuavo a riempire bicchieri.

Renato cominciò a parlare di sua madre che aveva la pancia grossa e soleva dire che se la sarebbe tagliata volentieri conuna sciabola.

Mimise mi chiese: "Che frutto è la carrubba? E com’è la pianta?” perchè in quel momento un contadino era entrato con un cesto di carrubbe appena sfornate.

Il profumo fortissimo riempì subito l’ambiente.

Arrivato ad un certo punto Renato mi disse: ”Usciamo fuori un po’ a prendere una boccata d’aria”.

Una volta fuori ho visto Ignazio con una donna bionda molto più alta di lui, che indossava un cappotto con il collo rialzato. Renato mi disse: ”Fammi una cortesia, vai a tenere compagnia a mia moglie”.

Quando sono rientrato Mimise mi chiese: ”Dov’è rimasto Renato?”.

Io ho cambiato discorso e ho cominciato a parlare di tante cose, ho notato che Mimise si divertiva ad ascoltare i miei discorsi tanto che mi invitò a Velate per l’estate successiva.

Mi disse: ”I noiosi e gli antipatici vengono a trovarci sempre, mentre quelli con cui starei volentieri insieme non vengono mai”. Notavo che anche lei aveva uno spiccato senso dell’umorismo. (A Velate io ci sono stato, ma circa quattro anni più tardi; mi sono fermato lì due giorni, il tempo che Renato incidesse una lastra per il sezione del Partito Comunista di Bagheria).

Ignazio e Renato sono rientrati, ci siamo salutati ed io e Ignazio ci siamo avviati dentro la macchina. Durante il tragitto Renato mi ha raccontato tutto.

Mi ha detto che quella donna che stava insieme a lui era la Marzotto e che lui aveva fatto da paciere. Mi ha detto che a lui la Marzotto non piaceva affatto: ”Io non capisco cosa ci trova Renato in lei; Renato ha avuto donne più belle di lei”.

Io con ironia: ”A te non piace perché hai questa età”.

Ignazio si infastidisce alle mie parole; cambia discorso e mi dice: ”L’altro giorno è venuto a trovarmi ad aspra un pittore di Bagheria e mi disse: “A pittura chi fa Carlo Puleo non vale niente”.

Io risposi: ”Ignazio, dormi che io nella tua trappola non ci casco. E’ già da un pezzo che sono immune da questo tipo di veleno”.


Tratto dal libro di Carlo Puleo Un pittore e un poeta nelle piazze del mondo (ed. Il Vertice/Libri)

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