IGNAZIO BUTTITTA E IL DIVORZIO DALLE SIGARETTE - Racconto di Carlo Puleo

Storia Locale - Personaggi
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Ho deciso, voglio divorziare dalle sigarette! Da giovedì prossimo in questa casa spariranno sigarette e posacenere. A nessuno sarà consentito di fumare, perché il fumo passivo fa più male di quello attivo.”





“Finalmente!” esclamò la signora Angelina e, a sottolineare il suo plauso, batté le mani. Poi commentò: “E’ da mezzo secolo che ti ripeto di smettere e non mi hai dato ascolto e intanto, in questi anni, mi ha bruciato tutto: tovaglie, coperte, vestiti, tappeti, persino il divano. La puzza delle sigarette l’hai fin dentro i pori. Baciare un fumatore è come baciare un posacenere.”

Ignazio era arrivato alla decisione di smettere dopo aver letto un lungo articolo su una rivista, in cui si elencavano i veleni che si trovano nel tabacco e quanti danni provochi al cuore e alle arterie.
Aprì l’agenda dove giornalmente annotava tutto e sulla pagina del giovedì scrisse: “Ho deciso. Divorzio dal fumo.”


Dall’agenda di Ignazio:
Questo è il sesto giorno che non fumo. Ho l’impressione di non aver mai fumato e non ne sento il bisogno.”

Nei giorni che seguirono, dai tavoli sparirono i posacenere. Al loro posto arrivarono due scodelline piene di càlia, ossia di ceci e semi di zucca tostati, che avrebbero sostituito le sigarette tra un verso e l’altro: nei vuoti creativi.
Angelina contenta guardava Ignazio come se fosse stato miracolato. Quando si accorse che lui, distrattamente, andava seminando bucce di semi di zucca sul pavimento: “Ignazio, che bel guadagno abbiamo fatto. La devi smettere di buttare bucce per terra. Tieni questo panierino, le bucce mettile qua dentro.”
Angelina, per cortesia lasciami in pace, non lu capisci chi sugnu in astinenza?

Per distrarsi Ignazio si inventò qualcosa che lo tenesse impegnato. Era da tempo che ne parlava. Intendeva conoscere il livello culturale dei suoi concittadini, attraverso le loro letture, in particolare quanto e cosa leggessero. Iniziò ad intervistare gli edicolanti. Armato di un quadernetto prendeva appunti. Quanti quotidiani e quante riviste si vendevano.
Il risultato fu un macigno in testa. I fumetti e i giornali sportivi facevano la parte del leone. Diventò l’argomento centrale dei suoi discorsi. Ad amici e conoscenti ripeteva. “I carni m’arrizzanu. Perciò, ‘nto me’ paisi, i giurnali d’i scimuniti sunnu i chiù letti. Che vergogna, non ci posso credere…

Dall’agenda di Ignazio:
Questo è il settimo giorno che non fumo. Credevo di essere condizionato dal vizio del fumo e mi sbagliavo. Mi chiedo chi mi sostiene? Io credo che a sostenermi, sia il fatto, che ho sdrammatizzato l’avvenimento. E poi c’è un fatto ancora più importante: io pensavo che il fumo svegliasse il pensiero e che provocasse l’ispirazione. Non è così, Mi sento più fresco di mente e disposto a scrivere. A parte, riesco a dormire meglio, e forse arriverò a dormire di più.”

Spesso, con la scusa di comprare i giornali, si soffermava nei pressi delle edicole, soprattutto quella a pochi passi dalla sua antica bottega. Lo scopo era quello di cogliere nel sacco qualche grande lettore.
Buongiorno. E’ arrivata “Intimità”?.
Si, signora”, rispose il giornalaio.
“Bene, allora mi dia anche “Sogno”, “Bolero” e “Grand Hotel”. Mi dia anche “L’enigmistica tascabile” e “Il corriere dello sport” per mio marito. Oh, il grande poeta! Quale piacere incontrarla! Ho sentito che ha pubblicato un nuovo libro. Lei è un onore per la nostra città. Il suo libro con la dedica quando me lo regalerà?"

Ignazio aspirò a pieni polmoni e non riuscendo a controllare il tono della voce: “E lei con tutte queste sciocchezze che ha comprato è un disonore per il nostro paese, ha speso più di ventimila lire di spazzatura e da me pretende il libro regalato. Si ricordi che un mio libro vale un milione e proprio a lei non lo regalerò mai.

La donna si domandò se Ignazio non fosse impazzito e scambiò uno sguardo con l’edicolante. Nel frattempo si avvicinò un gruppetto di conoscenti e Ignazio raccontò il fatto.
Va bene, poeta, che ci vuole fare… Ma a noi il suo libro lo può regalare, tanto noi non compriamo nessun giornale.”

Gli edicolanti, quando vedevano Ignazio aggirarsi nei paraggi, intonavano questo ritornello; “Poeta Buttitta, ci deve perdonare, ma noi vendiamo carta stampata. Il pane ci dobbiamo guadagnare.”

Dall’agenda di Ignazio:
Oggi ho fumato due sigarette. Potrei anche non fumare se non dovessi mai scrivere. Il fumo è amico della poesia. E’ di stimolo. Decido di fumare cinque sigarette al giorno nei giorni che non scrivo.
Nei giorni di creazione potrei arrivare a dieci sigarette al giorno.





Carlo Puleo

La foto che ritrae Ignazio Buttitta ad Aspra, è uno scatto da Carlo Puleo.

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