I riti della Settimana Santa

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Diceva Leonardo Sciascia che non ha veramente capito cosa sia la Settimana Santa, chi non ha partecipato, almeno una volta nella propria vita, ai riti che in questa settimana si svolgono in Andalusia: a Siviglia, Cordova e Granada.


Sono questi i giorni in cui l'Andalusia si ferma, percorsa com'è in ogni dove da grandi e piccole celebrazioni, decine e decine di cortei, ripresi da tv e seguiti dalle radio: festeggiamenti che richiamano milioni di fedeli e visitatori da tutto il mondo.
Poche celebrazioni al mondo mantengono viva una tradizione così come la festa che si svolge a Siviglia, cuore della terra andalusa nel periodo primaverile: la Semana Santa, dal 16 al 23 marzo.

Questi festeggiamenti portano sulle strade della città “spettacolare”, qualcosa in più che un semplice momento di esaltazione devozionale.
Dalla domenica delle “palme” sino all'alba della Pasqua, le varie "cofradias" portano in processione le loro "vare", addobbate in maniera straordinaria.
Caratteristiche di questi cortei sono, oltre all’esasperante lentezza dei movimenti e le tristissime musiche che scandiscono il passo solenne dei portatori, la sacralità e il mistero, elementi vissuti in maniera forte, partecipata, carica di pathos e mai formale dai fedeli.

Oggi sono circa 50 mila le persone che indossano i costumi tradizionali e sfilano nelle 58 processioni organizzate ogni giorno, durante la sera e la notte.
Il momento tipico è il trasporto in spalla da parte dei “costaleros” (membri delle confraternite), delle statue religiose, cosiddette pasos. Si tratta di statue barocche di grande valore artistico, adornate di corone d’argento e d’oro, mantelli ricamati e tuniche di velluto (mantones) che lasciano scoperti solo volto e mani. I membri delle 58 confraternite della città si vestono invece da “nazarenos”, con cappuccio, tunica e mantello di tradizione medievale, e con lo stemma di appartenenza percorrono le vie del centro storico.

Ciascuna confraternita segue il percorso prestabilito fino alla bellissima Cattedrale, simbolo della città insieme alla sua “Giralda", proprio a due passi da Santa Cruz, il suo quartiere più caratteristico. Infine i “saetas”, sono un vero spaccato di anima andalusa: emozionanti brani di flamenco e invocazioni popolari, cantati a cappella dai balconi in onore delle statue.





Anche nella nostra Sicilia i riti della Settimana Santa hanno specifici elementi di suggestione, con l'elemento religioso spesso fuso e confuso con quello profano, essenzialmente folcloristico.
Molte di queste feste hanno infatti, parallelamente ad un’origine religiosa, un’altra più “prosaica” nei confronti del patrono cittadino, che ne rende significativo maggiormente l’aspetto “antropologico” legato alla tradizione pagana.
Ancora da Sciascia mutiamo la seguente citazione: “Una festa religiosa in Sicilia è tutto fuori che una festa religiosa”. Nel senso che i siciliani vanno d’accordo con il credo cattolico sol perché permette questi momenti collettivi, espressione di un più ancestrale bisogno di “condivisione”.

A Caltanissetta, per esempio, l’acme della festa è il giovedì santo con la sfilata dei sedici “misteri”. Questi rappresentano la Passione di Gesù Cristo tramite delle sculture in cartapesta e legno, le vare. Ogni gruppo statuario è gestito da un ceto: la Cena è curata dai panificatori per esempio, mentre la Crocifissione dai macellai, usanza che si riscontra in altre processioni analoghe. Molti di questi gruppi, gestiti un tempo dagli “zolfatari” delle miniere, dopo la dismissione di queste, appartengono oggi ad altri ceti, come ad esempio i tipografi.

A Pietraperzia, invece, la sera del Venerdì Santo, si svolge la processione di “U Signuri di li fasci”. Dalla chiesa del Carmine viene portato fuori il “grande albero”: una lunga asta di legno alla cui sommità, sotto il Crocifisso, in un cerchio di ferro, vengono annodate centinaia di fasce di lino bianco lunghe decine di metri, preparate ogni anno dai fedeli per sciogliere il loro voto a Cristo.
Suggestivo è il momento in cui l’albero è innalzato e portato a spalla tra i vicoli del paese, mentre tutti i devoti lo circondano tenendolo ognuno con la propria fascia.

Ad Enna, sempre il Venerdì Santo, le dieci principali confraternite sfilano per le vie della città. Il pomeriggio i confratelli incappucciati convergono verso la piazza principale disposti su due file, reggendo un cero o una torcia in mano. Ogni sodalizio, oltre a recare il proprio stendardo e i ceri, porta i simboli del martirio di Gesù esposti sopra un vassoio. Questi assumono ancor più efficacia simbolico-religiosa quando vengono depositati ai piedi dell’altare del Duomo. Dopo avere sostato presso il duomo, gli incappucciati aspettano l’ordine di rimettersi in marcia dietro i pesanti simulacri che i più devoti dovranno portare a spalla per tutta la notte, dopo un lungo giro attraverso le strette vie del centro storico.

A Bagheria, la visita dei Sepolcri, l'incontro tradizionale dell'Addolorata con il Cristo morto nella processione del venerdì santo e "la calata della tela" - ormai non più praticata e che simboleggiava la Resurrezione - , sono elementi di una religiosità che, seppur mutata nel tempo, rimane elemento che caratterizza e identifica la nostra comunità.
In passato si cambiavano spesso (anche in modo poco sentimentale), i santi e i patroni di una comunità cittadina, sopratutto quando questi avevano perso “il loro potere” e un’epidemia mieteva vittime, nonostante le ripetute invocazioni. Un Santo, che in un luogo cadeva in disgrazia perdendo il suo status, poteva però riprenderlo da un’altra parte.



Nel 1965 si pubblicava “Feste religiose in Sicilia”, un volume di fotografie di Ferdinando Scianna, con introduzione di Leonardo Sciascia. Le foto di Scianna ritraggono attimi delle straordinarie e coloratissime feste religiose così profondamente radicate nella tradizione siciliana.
Leonardo Sciascia, in quell’introduzione al libro, metteva in luce quanto poco in realtà ci sia di religioso nelle feste religiose siciliane “se non quel tanto di religione atavica che si vedeva nella paganità (…) alla quale si aggiunge una ugualmente atavica contemplazione della morte. (…) Una festa religiosa in Sicilia è tutto tranne che una festa religiosa. E’, innanzi tutto, un’esplosione esistenziale; l’esplosione dell’es collettivo, in un paese dove la collettività esiste solo a livello dell’es. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla condizione di uomo solo, che è poi la condizione del suo vigile e doloroso super-io, per ritrovarsi parte di un ceto, di una classe, di una città”.

(Leonardo Sciascia in una foto di Ferdinando Scianna)



Guarda i video della processione del Venerdì Santo a Bagheria:

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