Vincenzo e Matteo Mancuso: quando la musica è una questione di genetica

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Lo scorso 1 settembre Villa Cattolica ha ospitato l’evento musicale ‘Da padre in figlio’, all’interno del quale i noti chitarristi Vincenzo e Matteo Mancuso, hanno ripercorso la storia della chitarra proponendo un ampio repertorio composto da diversi generi musicali. Di seguito, l’intervista ai due musicisti.

-Vincenzo, come è stato esibirsi nello stesso palco con suo figlio?
-È stata un’esperienza emozionante, sicuramente. La passione per la chitarra ci unisce molto, e avere la possibilità di esibirci insieme fortifica ancora di più questo legame. Per di più, questo devo dirlo, ‘Di padre in figlio’ mi ha permesso di incontrare a distanza di anni amici che non vedevo dai tempi del liceo. Per me è stato un evento dentro all’evento. Mi ha fatto molto piacere e spero che si possa organizzare un nuovo concerto al più presto.

-La scelta del repertorio è stata complicata?
-Sicuramente è stata ben ponderata. Abbiamo deciso di ripercorrere la storia della musica per chitarra, proponendo dei brani abbastanza conosciuti che hanno segnato la storia musicale. Siamo partiti dai pezzi cult del rock, con Led Zeppelin, Jimi Hendrix, gli AC/DC, per giungere al jazz di Wes Montgomery. Questo è il percorso che quasi tutti i chitarristi attraversano e che io e mio figlio stessi abbiamo attraversato. Ripercorrere questa ‘strada’ mi ha fatto rivivere le stesse cose a distanza di anni, ed è stato particolarmente toccante poterlo fare con Matteo.

- Matteo, quando hai capito di voler fare il chitarrista?
-Non subito. Anzi, da piccolo non ero affatto un appassionato di musica. Più che altro ero curioso di sapere come si suonava la chitarra. Guardavo mio padre suonare e non capivo come ci riuscisse. Così, un po’ per gioco, ho cominciato a strimpellare qualcosa, ma ho iniziato a studiare musica seriamente solo dopo i 14 anni, iscrivendomi al Liceo Musicale e al Conservatorio.

-Sei ancora giovane, ma hai già progetti per il futuro?
- In realtà, sì! Ho vinto una borsa di studio quadriennale di 100000 dollari al Berklee College of Music, a Boston. Inizierò questa nuova esperienza il prossimo anno e sono davvero molto contento ed entusiasta. A dicembre, invece, aprirò il concerto dell’Umbria Jazz Winter ad Orvieto. Chi è appassionato di jazz sa che si tratta di una manifestazione conosciuta e prestigiosa. Sono stato selezionato insieme ad altre quattro persone, su 200 candidati, durante le due settimane di studio organizzate dal Berklee College a Perugia. Ho anche un canale Youtube che è molto seguito e mi permette di far conoscere la mia musica ed entrare in contatto con altri musicisti.

-Vincenzo, come è cambiata Bagheria da un punto di vista prettamente musicale, in questi anni?
-Per quanto riguarda la formazione di musicisti, la situazione non è molto cambiata. Ci sono sempre stati ottimi insegnanti e ottimi talenti. Oggi, grazie all’avvento di internet, è più facile entrare in contatto con le scuole di musica, quindi è più semplice reperire informazioni riguardo a insegnanti, orari, costi. A livello di formazione, direi, non ci sono grandi differenze tra un musicista formato a Bagheria e uno formato a Parigi. La differenza sta invece nello spazio che Bagheria dedica agli eventi musicali e nel numero dei musicisti. Da questo punto di vista bisognerebbe essere più attenti e investire di più sulla musica.

Intervista di Stefania Morreale