Il regista cinese Yan Cheng presenta a Bagheria il nuovo film 'The first shot'

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Martedì 10 aprile, alle ore 21, il regista cinese Yan Cheng presenterà il suo nuovo film "The first shot", realizzato nel 2017 insieme al regista italiano Federico Francioni. L'incontro, organizzato da Dogma '18, si terrà presso il cine-teatro Roma di Bagheria.

Gli incontri organizzati da Dogma'18 continuano ad ottenere un grande riscontro da parte della cittadinanza e gli organizzatori, incoraggiati forse da questo successo, sembrano non voler deludere le aspettative del pubblico, alzando di volta in volta 'la posta in gioco'. Martedì 10 aprile sarà presente all'incontro un ospite internazionale: il giovane regista cinese Yan Cheng.
Il regista e sceneggiatore, che grazie al suo "The first shot" è stato recentemente insignito del Premio Lino Micciché per il miglior film al 53esimo Festival di Pesaro, è stato studente di Storia e Antropologia negli Stati Uniti e assiduo frequentatore del Centro Sperimentale di Cinematografia. All'attivo vanta la realizzazione di diversi cortometraggi realizzati tra Cina, Stati Uniti ed Europa, principalmente incentrati sulla ricerca nel cinema, nella fotografia e nell'arte contemporanea. Insieme a Federico Francioni è autore dei documentari "Tomba del tuffatore" (2016, presentato alla Mostra di Pesaro nella sezione Satellite) e "The First Shot".

Il film, della durata di 75 minuti e ambientato completamente in Cina, verrà prima presentato dal regista e in seguito proiettato. Si tratta di un'indagine antropologica sul senso di appartenenza sociale e di identità della generazione cinese nata tra la fine degli anni '80 e i primissimi anni '90 del '900. I tre giovani su cui è incentrato il film, seppure diversi tra loro, sono accomunati dal senso di vuoto identitario che pregna la loro vita. Travolti dalla crescente modernità che fagocita paesaggi, storia, tradizioni e cultura del paese, i protagonisti sentono di aver perso la rotta, di non avere punti fermi nella loro vita ma soprattutto nella loro 'memoria storica'. Si tratta infatti di una generazione nata dopo le proteste di piazza Tienanmen e quindi lontana dall'attiva partecipazione popolare cinese che ha visto la nascita della speranza di promesse rivoluzionarie; è una generazione nata e cresciuta all'interno di un periodo di regime fortemente impegnato nella distorsione e cancellazione della memoria storica del paese. Quale futuro si prospetta, dunque, per questa giovane generazione senza passato? In che modo potranno mai esprimersi questi giovani privati delle proprie radici? In questo contesto prende vita una nuova forma di espressività, fatta di silenzi assordanti: grida di aiuto di una generazione a metà.

 Stefania Morreale