Una sentenza di demolizione emessa nel 1986 torna oggi a produrre i suoi effetti. Il Tribunale di Palermo ha disposto l’esecuzione dell’abbattimento di una palazzina di due piani in via Danubio, a Bagheria, abitata da tre famiglie. L’immobile, costruito abusivamente nel 1985, dovrà essere demolito nonostante negli anni siano state presentate pratiche di sanatoria e versate somme per circa 25 mila euro tra oblazioni e oneri concessori.
La vicenda affonda le sue radici quasi quarant’anni fa. Nel 1993 l’allora pretore di Bagheria condannò la proprietaria del terreno a due mesi e venti giorni di carcere (pena sospesa) e al pagamento di un’ammenda di 8 milioni di lire per abusivismo edilizio, disponendo contestualmente la demolizione dell’immobile.
A partire dal 1996 la famiglia ha avviato l’iter per la regolarizzazione, presentando richieste di sanatoria e condono edilizio. Secondo i proprietari, l’immobile sarebbe stato successivamente sanato. Una versione che però non trova riscontro nella posizione della Procura di Palermo, secondo cui il vecchio ordine di demolizione resta pienamente valido.
Nel 2025 è arrivata una nuova ingiunzione di demolizione da parte della Procura, che ha riattivato il procedimento esecutivo. La famiglia si è opposta, affidandosi all’avvocato Fabio Vanella e chiedendo la sospensione del provvedimento. A supporto, è stata presentata anche una perizia giurata che attesterebbe la regolarità della pratica di sanatoria, corredata dai necessari nulla osta.
La Procura, tuttavia, ha ribadito le proprie contestazioni, evidenziando presunte carenze nei requisiti oggettivi, in particolare legati alla cubatura, e in quelli soggettivi, sostenendo il difetto di legittimazione dei figli, indicati come semplici comodatari degli appartamenti. Elementi che, secondo gli inquirenti, renderebbero inefficace il percorso di sanatoria ritenuto invece valido dal Comune di Bagheria.
Dopo il confronto tra le parti e le controdeduzioni della difesa, è arrivata la decisione definitiva del Tribunale di Palermo: la palazzina dovrà essere abbattuta. Il provvedimento sarà notificato nei prossimi giorni e potrebbe portare a breve all’intervento delle ruspe.
“Da una parte ci sono i Comuni che, sotto l’onda della legislazione sanante, hanno condonato nei decenni passati assicurandosi importanti introiti – spiega l’avvocato Vanella – dall’altra le Procure che oggi pretendono di eseguire ordini di demolizione vecchi di decenni, mettendo in discussione l’operato degli enti locali”.
“In mezzo restano i cittadini – conclude il legale – che hanno sostenuto costi elevati per regolarizzare gli immobili e che oggi si trovano a dover affrontare anche le spese per la demolizione”.
In Procura a Palermo è attivo un apposito “Gruppo demolizioni” incaricato di dare esecuzione a provvedimenti simili. Il caso di Bagheria potrebbe rappresentare solo uno dei tanti destinati a emergere nei prossimi mesi, riaccendendo il dibattito sul rapporto tra sanatorie edilizie e giustizia.



