Porticello (PA), 10 maggio 2025
La crisi che da mesi affligge le marinerie siciliane è stata al centro di un partecipato incontro tenutosi questa mattina presso il mercato ittico di Porticello. L’europarlamentare Marco Falcone ha incontrato una delegazione di pescatori locali, su iniziativa del sindaco Giuseppe D’Agostino, affiancato dagli assessori Milena Venturi e Vincenzo Cannella, insieme a numerosi rappresentanti del comparto marittimo.
Durante il confronto sono emerse le profonde preoccupazioni degli operatori del settore, acuite dalle recenti normative europee che – secondo i pescatori – hanno aumentato il peso burocratico e le restrizioni operative, compromettendo ulteriormente la sostenibilità economica della pesca in Sicilia. Tra i temi più dibattuti, il drastico calo del pescato – in particolare del pesce azzurro – attribuito in gran parte agli effetti del cambiamento climatico. Le acque del Mediterraneo, denunciano i presenti, avrebbero registrato un innalzamento medio di circa tre gradi, con gravi ripercussioni sull’ecosistema marino.
Accese anche le critiche alle limitazioni sulle quote tonno e ai divieti imposti alle imbarcazioni di maggiore stazza, considerati ostacoli alla gestione sostenibile delle risorse ittiche.
Tra gli interventi più significativi, quello di Antonio Napoli, che ha delineato un quadro drammatico del settore:
“La pesca siciliana è al collasso. Le catture si sono drasticamente ridotte a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da plastiche e della carenza cronica di sistemi di depurazione costiera. A questo si aggiungono fenomeni emergenti come la proliferazione di mucillagini e specie aliene, come il vermocane e il granchio blu, che alterano ulteriormente gli equilibri marini.
Il sensibile calo delle catture rende l’attività economicamente insostenibile, e le imprese ittiche sono altresì gravate dal crescente costo dei carburanti, che finisce per erodere i margini e mettere a rischio la sopravvivenza stessa delle attività.”
Napoli ha inoltre denunciato il fallimento delle politiche comunitarie, accusate di aver criminalizzato il comparto ittico senza affrontare le vere cause del degrado ambientale. Da qui l’appello affinché venga dichiarato lo stato di calamità naturale per il settore della pesca siciliana.
Giovanni Lo Coco, presidente della Consulta della Pesca, ha consegnato all’on. Falcone due relazioni. La prima sottolinea l’importanza della pesca a strascico per la pulizia dei fondali marini, evidenziando come ogni giorno vengano recuperate tonnellate di rifiuti speciali, “in gran parte plastica”. Tuttavia, ha aggiunto:
“Sorge un enorme problema: mancano le aree ecologiche nei porti per consentire lo smaltimento corretto di questi materiali.”
La seconda relazione propone una modifica alla normativa sulla Pesca Turismo, con l’obiettivo di presentare un nuovo emendamento.
“La Pesca Turismo è fondamentale per il rilancio del settore e può rappresentare una concreta via d’uscita dalla crisi,” ha affermato Lo Coco, ringraziando l’europarlamentare Falcone per la disponibilità e ribadendo l’impegno della Consulta, in collaborazione con l’amministrazione comunale, a promuovere progetti concreti per il territorio.
Anche Giuseppe Sanfilippo, in rappresentanza del GALP (Gruppo di Azione Locale per la Pesca), ha sottolineato la necessità urgente di istituire aree per il conferimento dei rifiuti speciali raccolti in mare, che oggi devono essere trasportati in Puglia tramite costosi mezzi specializzati.
Ciccio Zizzo, storica figura della marineria locale, ha infine rilanciato l’allarme sulla tenuta economica delle comunità costiere, sottolineando come negli ultimi anni si sia passati da circa 400 a soli 230 pescherecci attivi, un crollo che testimonia la gravità della crisi. Ha quindi invocato interventi immediati per scongiurare il collasso del settore e l’emergenza sociale che ne deriverebbe.
L’incontro si è concluso con l’impegno dell’on. Marco Falcone a portare la voce delle marinerie siciliane al Parlamento Europeo, chiedendo una revisione delle politiche comunitarie in materia di pesca, più attente alle specificità del Mediterraneo e alle esigenze delle comunità che da esso dipendono.


