Musica ad alto volume, caos, ancoraggi selvaggi: il tratto di mare, che è classificato come Sito di Interesse Comunitario (SIC) per la presenza di habitat marini preziosi come la posidonia oceanica, rischia di diventare un’enclave di illegalità e degrado ambientale.
A denunciare la situazione è l’associazione ambientalista Next, che in un post dai toni accesi scrive:
“In Sicilia le regole esistono, ma nessuno le fa rispettare. Ognuno fa il c… che vuole”.
La posidonia – fondamentale per la biodiversità marina, la protezione delle coste e l’assorbimento di CO₂ – è già minacciata da anni di incuria, scarichi abusivi e pratiche nautiche scorrette. Oggi, a questi problemi si aggiunge l’inquinamento acustico causato da barche attrezzate con impianti stereo a tutto volume, spesso ormeggiate a ridosso della riva.
Non solo Mongerbino: il fenomeno si allarga
Segnalazioni simili arrivano anche da Palermo e dalle sue borgate marinare: Mondello, Sferracavallo, Addaura, Vergine Maria. Qui, i cittadini lamentano la mancanza di controlli efficaci e una convivenza sempre più difficile con chi vive il mare senza rispetto.
I consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Antonino Randazzo, Giovanni Galioto e Simone Aiello hanno chiesto al sindaco Roberto Lagalla di intervenire con urgenza, proponendo un’ordinanza che vieti l’uso di amplificatori sonori sulle imbarcazioni entro 500 metri dalla costa, seguendo l’esempio di altri comuni come Acireale o della Capitaneria di Porto di Bari.
“Ogni giorno riceviamo segnalazioni da parte di cittadini esasperati – spiegano i consiglieri – costretti a subire rumori molesti da barche trasformate in discoteche galleggianti. Il problema non è solo acustico, ma riguarda anche la sicurezza in mare e la tutela ambientale”.
Le regole ci sono, ma pochi controlli
Secondo il codice della navigazione, i natanti a motore non possono avvicinarsi a meno di 200 metri dalla riva, e gli acquascooter devono seguire rotte precise, evitando manovre pericolose o transiti tra i bagnanti. L’inquinamento acustico, inoltre, è soggetto a regolamentazione, e i Comuni possono intervenire con ordinanze restrittive.
Il problema, però, è che i controlli sono pochi e discontinui. Manca una presenza costante delle autorità marittime, della guardia costiera e delle forze dell’ordine, che possano prevenire gli abusi, sanzionare i trasgressori e difendere l’ambiente marino da un degrado che rischia di diventare irreversibile.
Di chi è il mare?
“Di nessuno”, si legge nel post di Next.
O forse – si potrebbe aggiungere – di chi ha ancora il coraggio di difenderlo, di chi lo vive con rispetto, e di chi chiede alle istituzioni di non voltarsi dall’altra parte.
Il mare è di tutti. Ma senza rispetto, senza controlli adeguati e senza regole applicate, rischia di non appartenere più a nessuno.



