Inchiesta corruzione e appalti, arrestato Totò Cuffaro

Il gip di Palermo ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro, indagato insieme ad altre 17 persone nell’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione degli appalti nella sanità regionale. Le accuse, contestate dalla Direzione distrettuale antimafia, sono associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. La misura arriva a due settimane dall’interrogatorio preventivo sostenuto da Cuffaro davanti ai magistrati.

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Nessun braccialetto elettronico per Cuffaro

Il giudice ha ritenuto che la misura dei domiciliari fosse sufficiente a garantire le esigenze cautelari, escludendo l’uso del braccialetto elettronico. Secondo l’ordinanza, non emergerebbero elementi tali da richiedere un monitoraggio costante del movimento dell’indagato.

È stato invece imposto un assoluto divieto di comunicazione, finalizzato a impedire ogni contatto con altri coindagati o con soggetti terzi, in particolare appartenenti alla pubblica amministrazione o al mondo imprenditoriale. Una prescrizione che, secondo il gip, è necessaria per eliminare il rischio di interferenze con l’indagine.

Respinta la richiesta di domiciliari per Saverio Romano

Diversa la posizione del deputato di Noi Moderati Saverio Romano, per il quale il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura. Romano, sentito nel corso dell’interrogatorio preventivo, aveva respinto tutte le accuse a suo carico.

Commentando la decisione, Romano ha dichiarato all’Adnkronos:
«Ancora non ho letto la misura, ho visto però che hanno riqualificato il reato per Cuffaro in traffico di influenze. Non conosco le motivazioni dell’ordinanza, ma sono contento che, come dice il gip, non ci siano esigenze cautelari nei miei confronti».