I carabinieri vogliono chiarire i soccorsi, la dinamica del ritrovamento e l’organizzazione dell’evento. Attesi i risultati tossicologici: nel mirino anche sostanze stupefacenti.

Saranno riascoltati oggi pomeriggio, presso la caserma dei carabinieri di Bagheria, alcuni dei giovani presenti alla festa di laurea in cui ha perso la vita Simona Cinà, la ventenne annegata nella piscina di una villa ad Aspra nella notte tra l’1 e il 2 agosto.

QUA VA IL LORO BANNER

Tra i convocati, ci sono i due fidanzati che avevano organizzato la serata per celebrare la doppia laurea, chi si è tuffato per recuperare la ragazza dal fondo della piscina, chi ha tentato di rianimarla con il massaggio cardiaco e altri testimoni che si trovavano nei pressi della piscina nei minuti cruciali. L’obiettivo degli inquirenti è approfondire in particolare la fase del ritrovamento e dei primi soccorsi, che restano ancora poco chiari.

Sicurezza e responsabilità sotto la lente

Tra gli aspetti finiti sotto la lente degli investigatori c’è anche l’organizzazione della festa dal punto di vista della sicurezza. Sebbene per un evento privato in villa non sia prevista per legge la presenza obbligatoria di un bagnino, è fondamentale adottare misure preventive, informare gli ospiti sui rischi legati alla piscina e garantire un livello minimo di sorveglianza. Aspetti che, in questa occasione, potrebbero non essere stati adeguatamente considerati.

Sarebbero ora al vaglio anche le responsabilità del proprietario dell’immobile, del mediatore che ha fatto da intermediario per l’affitto, e degli stessi ragazzi che hanno organizzato il party.

Dubbi sulla dinamica dei soccorsi

L’indagine si concentra anche su quante persone fossero effettivamente presenti al momento del ritrovamento e su chi abbia partecipato materialmente alle manovre di soccorso. Versioni e ricordi verranno messi a confronto per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Non si esclude che vengano acquisiti altri video o fotografie scattate quella notte per verificare tempi e movimenti.

L’ultima volta in cui Simona è stata vista viva risale a circa 40 minuti prima del recupero: un arco temporale che i carabinieri vogliono scandagliare minuto per minuto. Resta il mistero su come una giovane sportiva, abile nuotatrice, non sia riuscita a risalire da una piscina profonda meno di due metri. E soprattutto, perché nessuno si sia accorto della sua presenza sul fondo in tempo utile.

Attesi i risultati tossicologici

Parallelamente, si attendono per settembre i risultati degli esami tossicologici. La Procura di Termini Imerese ha incaricato il chimico tossicologo Vincenzo Nicolì di eseguire accertamenti approfonditi, su richiesta degli avvocati Mario Bellavista, Gabriele Giambrone, Davide Carnese e Francesca Favata, legali della famiglia Cinà.

I prelievi effettuati riguardano sangue, urine, contenuto gastrico, bile, organi e tessuti. L’elenco delle sostanze da ricercare è ampio e comprende: Ghb, ketamina, benzodiazepine, oppioidi sintetici e cannabinoidi naturali e artificiali. L’autopsia, finora, ha confermato il decesso per annegamento, con presenza di acqua nei polmoni e nessuna traccia evidente di violenza o patologie cardiache. Solo un lieve segno alla nuca, ritenuto non rilevante dai medici legali, ma che sarà comunque oggetto di ulteriori verifiche.

Il fascicolo per omicidio colposo

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Cammarano, rimane aperta per omicidio colposo contro ignoti. Ma la decisione di sentire nuovamente i presenti fino alle 4 del mattino – orario in cui Simona fu tirata fuori dalla vasca – dimostra che la Procura vuole fare piena luce su quanto accaduto in quei drammatici 40 minuti.