Chi è un genio ? Oltre ad essere una disposizione naturale di attitudine e talento, i dizionari lo individuano come il nume cui gli antichi attribuivano la tutela di un luogo, di una persona, di un istituzione.
Inerente in questo senso, Albert Einstein, nel libro di Vincenzo Barone, “Il Costruttore di universi”, può definirsi il custode di molti dei segreti dell’universo. Einstein, non è solo un fisico, è prima di tutto un uomo, con le sue forze e le sue debolezze, obbligato per tutta la vita alla ricerca di una nazionalità, “transita” dal nascere ad Ulm cittadina della Svevia, regione germanica, all’essere apolide, per poi divenire svizzero e morire americano.
Un uomo e principalmente uno scienziato costantemente contro corrente, perché “colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla. Colui che va da solo sarà più probabile che si troverà in luoghi dove nessuno è mai arrivato.” Nel libro di Vincenzo Barone, non è solo lo scienziato a affiorare ma anche la fragilità di un uomo alla ricerca di un Dio, che trova nella bellezza della natura, incontrandolo dietro ogni porta che la scienza riesce ad aprire.
Il suo impegno durante la seconda guerra mondiale è apprezzabile, definisce il mondo un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla, collabora alla stesura di un manifesto anche con Benedetto Croce.
Nel libro, vengono svelati alcuni retroscena e luoghi comuni che penetrano dalla sua religione ebraica, mai del tutto osservata, al premio Nobel, mai arrivato per la “teoria della relatività”, ma per lo studio sull’effetto fotoelettrico.
L’invito di un uomo a consacrare la propria vita ad un obiettivo, non a delle persone o a delle cose, di trasmettere la creatività in maniera contagiosa, con l’ammonizione che non esisteranno grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esisterà un bambino infelice.
Concludendo con la frase che descrive in modo migliore al profano la teoria della relatività: “Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.”
Giuseppe Gargano


