È tragicamente giunta a un epilogo la vicenda del piccolo Domenico, il bambino di circa due anni e mezzo ricoverato presso l’ospedale Monaldi di Napoli dopo che, lo scorso 23 dicembre 2025, aveva subito un trapianto di cuore finito in tragedia. Domenico è deceduto questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, all’interno della struttura ospedaliera dove era ricoverato in condizioni disperate.
La notizia è stata confermata dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che ha annunciato ai media la morte del piccolo. La direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli ha reso noto che le condizioni cliniche del bambino si erano progressivamente aggravate nelle ultime ore, fino al decesso a seguito di un arresto cardiaco.
Il dramma del “cuore bruciato”
La vicenda di Domenico aveva attirato l’attenzione pubblica e mediatica a causa delle circostanze eccezionali in cui si era svolto l’intervento: il cuore donato, trasportato da Bolzano a Napoli, sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, a causa dell’uso di ghiaccio secco invece del ghiaccio ordinario e di un contenitore non adeguato. Secondo le indagini, questo avrebbe provocato un congelamento e danni ai tessuti dell’organo, definito dai medici e dagli inquirenti come cuore “bruciato”.
Dopo l’operazione, il piccolo era stato collegato a un dispositivo di supporto vitale (Ecmo) e ricoverato in terapia intensiva, ma le sue condizioni non sono mai migliorate. I medici, valutando il suo quadro clinico, avevano deciso di non procedere con un secondo trapianto, nonostante fosse stato trovato un cuore compatibile, ritenendo troppo grave lo stato di salute di Domenico.
Il dolore della famiglia e l’inchiesta
Al capezzale del bambino, oltre alla madre Patrizia e al padre Antonio, è stato presente anche il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, per l’estrema unzione in un momento di grande dolore per la famiglia. La madre ha espresso ai cronisti il desiderio che la memoria di suo figlio non venga dimenticata.
La tragica vicenda è al centro di una inchiesta condotta dalle procure di Napoli e Bolzano, che stanno cercando di chiarire eventuali responsabilità penali e procedurali nella gestione dell’intervento, compreso l’uso improprio del contenitore per il trasporto dell’organo e le scelte mediche successive.
Questa storia ha suscitato commozione in tutto il Paese, sollevando interrogativi sull’organizzazione dei trapianti, sulle procedure di sicurezza e sull’etica delle cure nei casi più delicati.



