Corso aperto, corso chiuso: una fra le tante questioni - di Tommaso Impellitteri

Corso aperto, corso chiuso: una fra le tante questioni - di Tommaso Impellitteri

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L'esperienza ci insegna che quanto rigidi ci si dimostra su tutta una serie di questioni:
- nell'essere per la corretta gestione del denaro pubblico, senza sprechi a danno dei cittadini contribuenti (comprese le eliminazione degli sprechi ad esempio legati agli affitti ....);
- nel pretendere servizi efficienti (nel contesto del punto precedente) a partire da quelli basilari di civiltà (gestione rifiuti, gestione acque e sue reti, vivibilità del territorio e sostenibilità ambientale);
- nel pretendere efficienza e concreto servizio al cittadino da parte dell'intera struttura amministrativa, ad esempio con impiego funzionale del personale, con tempi certi per l'espletamento delle pratiche, secondo norma;
- nel pretendere una gestione concreta, funzionale e vantaggiosa per la collettività dei beni confiscati alla mafia;
- nel vedere attuati interventi fondanti per un concreto sviluppo del territorio (zone artigianali, piano commerciale, PRG ...) nel contesto di una reale partecipazione democratica dalla parte di noi cittadini bagheresi;

tanto elastici si vuole essere nel mediare i contrastanti ancorché legittimi interessi di noi bagheresi circa il corso Umberto, se chiuso o aperto.

Una mediazione non di comodo ma supportata, anzi necessitata, da elementi inconfutabilmente validi, presenti in tutti i vari punti di vista o interessi cosiddetti di parte.

Ma, soprattutto, una mediazione che eviti di far diventare la questione apertura-chiusura autentico distrattore di ben altri veri, concreti e gravi problemi di Bagheria insiti in quanto prima indicato. Autentico distrattore nelle mani di quanti strumentalmente vorranno accantonare e non confrontarsi su problemi fondanti.

Per onesta intellettuale, non si può non tener conto di varie cose.
- La mancanza di attrezzature che si dovrebbero accompagnare all'ipotesi di chiusura e le relative conseguenze sono evidenti.
- L'impraticabilità (aggravata anche dall'assenza di idonea vigilanza) del sistema viario interno è evidente.
- La mancanza all'interno del centro di una area verde o di svago o di passeggio che dir si voglia, è evidente.

Tanto evidente, che il corso chiuso, vi sopperisce egregiamente, traducendosi in un grande salotto o grande piazza al pari, per molti versi, di quelle presenti in moltissime belle città non solo italiane. E ciò è molto positivo.
- L'incultura di voler fare shopping stando magari seduti in auto (così come lanciare i sacchetti dei rifiuti) è evidente.

Vero o meno vero che sia ciò che dichiarano i commercianti circa la crisi, è un fatto di cui tener conto, come altrettanto un fatto è il desiderio di moltissimi cittadini di avere il corso chiuso.
È altrettanto vero che il corso è di tutti e non dei commercianti o di chi vi risiede. È della comunità bagherese, così come qualsiasi altro angolo del territorio.

Ciò detto, appare altrettanto importante sottolineare, al fine di evitare inutili o, peggio, strumentali irrigidimenti, che l'apertura o chiusura non comporta alcunché di realizzazione o dismissione di opere pubbliche: è sufficiente, in qualsiasi momento, una ordinanza sindacale.
Ciò vale anche per un uso a fasce orarie, declinato nei vari momenti della vita cittadina, nell'arco delle varie stagioni.


Mescolando tutte queste cose, con molta onestà intellettuale da parte di tutti:
- nell'attesa che si possano o si potranno attuare interventi programmati (per una chiusura di lunga durata) secondo progetti pertinenti per ‘competenza' e non con pretese estemporanee secondo i soliti :" a mia mi pari ca raccussì fussi meghiu ..., no a mi a mi pari ca ..." , fra l'altro strumentalizzabili per ricercare di consensi ......;
- nell'attesa che, nel mentre si affrontano le vere e fondanti questioni di civiltà sopra indicate, maturino, nel contesto di una democrazia partecipata, le consapevolezze e quindi le corresponsabilizzazioni per il significativo sviluppo del territorio secondo direttive arcidiscusse in passato;

non si può non convenire circa la necessità di trovare, oggi, una mediazione.

Una mediazione che non può essere se non quella a fasce orarie, previe simulazioni e modulazioni ..., pervenendo a quella o quelle soluzioni che, con molto buon senso, possono ‘andare' meglio. Senza, dunque, alimentare strumentali irrigidimenti che possano ‘bruciare', su questo solo tema, con un semplice "si" o "no", il futuro momento politico di confronto ad ampio spettro per il rinnovo dell'amministrazione.
Non appare fuori posto il considerare che, se anche per altre questioni la passione manifestata per il corso fosse stata altrettanto manifestata e partecipata, tante cose oggi potrebbe essere molto diverse! Ma, purtroppo, così non è stato. Perché?

Personalmente, pertanto, non vorrei che tale querelle diventasse per i politici il paravento dietro cui porre ben altre questioni su cui invece occorre confrontarsi ed impegnarsi per il futuro!

Ciò spero, anche per una eventuale partecipazione alla competizione elettorale, sempre che si maturino indispensabili condizioni di una significativa partecipazione libera, trasparente e democratica di bagheresi che, per un quinquennio, volessero impegnarsi, con intelligenza e con spirito di servizio e determinazione, a gettare concretamente le basi per un adeguato cambiamento e sviluppo.

tommaso impellitteri
del gruppo civico Noi Cittadini di Bagheria