Operazione Potestas: sgominata centrale di spaccio a Villabate

Operazione Potestas: sgominata centrale di spaccio a Villabate

cronaca
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Un'intera famiglia in manette perché la principale attività dei genitori e dei loro due figli - minori di 15 e 17 anni all'epoca dei fatti - era la gestione di un fiorente commercio di hashish e marijuana,

sulle piazze di Villabate e Ficarazzi, estremo hinterland orientale di Palermo.

È l'operazione "Potestas" che i Carabinieri hanno portato a termine stamane con l'esecuzione di 8 provvedimenti cautelari emessi dal GIP del Tribunale di Termini Imerese e del Tribunale per i Minorenni.

L'operazione giunge all'esito di una lunga attività investigativa condotta per due anni dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Misilmeri e della Stazione di Villabate sotto la direzione della Procura della Repubblica di Termini Imerese e della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo.

Sono i militari della Stazione Carabinieri di Villabate a notare per primi un via vai sospetto di giovani consumatori nella centralissima piazza Figurella di Villabate: svincolo su cui convergono le principale arterie stradali che attraversano la periferia orientale del capoluogo, dove il notevole flusso veicolare e la presenza del mercato ortofrutticolo agevolano la copertura dei pusher.

Di seguito, i controlli si fanno più mirati e alcuni acquirenti vengono pedinati nei loro spostamenti alla ricerca di droga a basso costo e così, inconsapevolmente, conducono i Carabinieri in altri luoghi d'interesse per la distribuzione dello stupefacente: a Misilmeri e nel centro abitato di Ficarazzi.

 

Le intercettazioni completano il quadro probatorio e, soprattutto, permettono di individuare la centrale dello smistamento: una famiglia di Villabate, i cui componenti, con ruoli diversi e ben definiti, amministravano il traffico.

A tenere le fila i genitori: un macellaio 45enne e una casalinga 44enne. Sono sposati da circa 20 anni e la loro unione ha portato alla nascita di quattro figli, di età oggi compresa tra i 5 anni e i 19. Quando i Carabinieri si interessano alle loro attività, i primi due figli della coppia (all'epoca di 15 e 17 anni) partecipano direttamente alla gestione degli affari illeciti dei genitori insieme ad altri amici attratti dall'idea di facili guadagni.

I genitori naturalmente tenevano la cassa e impartivano le disposizioni, celando gli affari illeciti con cliché da tranquillo ménage familiare.

Il rifornimento dello stupefacente in città, il trasporto e la distribuzione è il centro delle conversazioni telefoniche tra genitori, figli e amici. In questo modo i ‘biscotti', le ‘stigghiole', lo ‘spezzatino' o il ‘pesce' individuavano le porzioni di panetti di hashish, vendute ad un prezzo variabile compreso tra i 30 e i 60 euro, poiché riferite a quantitativi stimati dalle 5 alle 10 dosi. Le ‘caramelle di menta', invece, indicano le singole dosi, vendute ad un prezzo di 5-7 euro.

Lo stupefacente veniva venduto al dettaglio dai giovanissimi pusher ad assuntori abituali, molti dei quali loro coetanei, della zona compresa tra Misilmeri, Villabate e Ficarazzi.

I quantitativo di droga spacciato quotidianamente era di circa 100 grammi al giorno, per un giro d'affari di 4.000 € a settimana, che consentiva buoni margini di lucro al gruppo delinquenziale.

In questo sistema, ben organizzato, non mancava il feedback degli acquirenti, alcuni dei quali non avevano esitato a lamentare la scarsa ‘qualità' della droga, quasi completamente priva del principio attivo e tale da indurre gli spacciatori ad un nuovo approvvigionamento con hashish di qualità superiore. In particolare - al fine di evitare che gli acquirenti potessero rivolgersi ad altre piazze di spaccio - i due genitori al vertice dell'organizzazione inducevano i propri figli minori e i loro coetanei a testare personalmente l'hashish per verificarne la qualità. In un'intercettazione, la donna chiede ad un amico dei figli se la ‘pasta' e la ‘carne' erano stati di suo gradimento, ricevendo ampie rassicurazioni.

 

L'organizzazione, inoltre, si distingueva per la fitta rete d'informatori che, anche attraverso telefonate e sms, segnalavano la presenza dei militari nella zona, inducendo maggiore cautela nello spaccio. Nelle situazioni ritenute più rischiose, invece, gli acquirenti venivano indirizzati a recarsi personalmente presso l'abitazione dei due coniugi che spacciavano praticamente in casa.

Infine, proprio il carattere familiare che connotava l'organizzazione criminale rendeva il vincolo tra i trafficanti particolarmente saldo e coeso, come si evince dal complesso ed eterogeneo linguaggio convenzionale utilizzato da questi e dai loro acquirenti nel tentativo di mascherare il reale oggetto dei propri dialoghi.

I coniugi sono stati tradotti in carcere. Per loro l'accusa di spaccio è aggravata dall'aver "determinato i figli minori" a commettere il medesimo delitto, avvalendosi degli stessi per la consegna dello stupefacente. La pena prevista, in questi casi, va da 8 a 26 anni.

Altri quattro soggetti sono stati posti agli arresti domiciliari.

Per due minorenni (un figlio della coppia e un amico) è stato disposto l'accompagnamento presso una comunità.

Nel corso delle attività di riscontro sono stati identificati altri 4 soggetti per i quali il GIP ha disposto l'obbligo di firma, nonché ben 75 giovani segnalati alla Prefettura per uso personale non terapeutico di sostanze stupefacenti.

L'operazione "Potestas" segue altri due importanti interventi condotti dai Carabinieri di Palermo che hanno fatto emergere "conduzioni familiari" nella gestione del traffico di droga.

Si tratta delle operazioni "Family Market" che il 16 novembre del 2009 condusse alla scoperta di una centrale della droga nella borgata palermitana di Ciaculli con l'arresto di 32 persone e "Pater Familias" portata a segno il 21 ottobre 2008 a Bagheria con l'arresto di 9 persone.

In entrambi i casi famiglie naturali conducevano i traffici con la medesima efficienza organizzativa riscontrata con l'ultimo intervento di stamane.

Oltre il dato investigativo, si tratta di uno degli aspetti più critici: genitori che, lungi dalla prospettiva di un riscatto morale ed economico, per i propri figli li avviano al crimine gettando una pesante ombra sul futuro di un'altra generazione.

Palermo, 8 febbraio 2011

Fonte ufficio stampa Carabinieri