Cultura

Vi proponiamo una parte della 'laudatio' pronunciata dal prof. Francesco Lo Piparo, ordinario di filosofia del linguaggio preso l'Università di Palermo, in occasione del conferimento della laurea 'honoris causa' in Scienze filosofiche al regista e nostro concittadino, Giuseppe Tornatore.

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Perchè al regista Giuseppe Tornatore viene data una laurea in Scienze filosofiche e non in una disciplina artistica o in antropologia o in storia? È una domanda che molti si saranno posti. Eppure due film del regista bagherese sono di impianto chiaramente filosofico: La migliore offerta (2013), Una pura formalità (1993). Altri, come Nuovo Cinema paradiso (1988), L’uomo delle stelle (1995), Baarìa (2009), se non li leggete come racconti filosofici, voglio dire come metafore di domande filosofiche, perdete molto.

 Prendiamo il film più recente e giustamente pluripremiato, La migliore offerta. Apparentemente sembra una sorta di giallo in cui alla fine si scopre che dei giovani hanno raggirato un vecchio signore per derubarlo dell’enorme patrimonio artistico accumulato negli anni svolgendo la professione di battitore d’asta. Se fosse così, sarebbe decisamente un brutto film. Provato a leggerlo come una riflessione sul tempo che scandisce il succedersi delle generazioni. Vi troverete in presenza di un capolavoro.

Vediamo.

alt Il vecchio battitore d’asta si chiama Virgil Oldman. Nome trasparente (“Vecchiouomo”) che il regista butta lì per fornire la pista, non realistica, da seguire. Claire è la giovane donna con cui Oldman viene in maniera tortuosa in contatto. Entrambi sono metafore di due differenti generazioni. Entrambe sono murate nelle loro fobie e nevrosi. Hanno paura del mondo e se ne difendono innalzando mura divisorie tra sé e gli altri. Oldman riesce ad avere contatto col mondo solo tramite la barriera difensiva dei guanti, la giovane Claire si barrica dentro una villa e comunica col mondo frapponendo tra sé e il mondo esterno il muro di una parete.

Tra il vecchio e la giovane alla fine nasce una relazione erotico-sentimentale che funziona per entrambi da terapia: Oldman abbandona i guanti, Claire esce dalla villa. Oldman, spinto dalla passione erotico-sentimentale per lui inedita, decide di abbandonare la propria attività e organizza un’asta d’addio a Londra. Di ritorno da Londra trova la casa svuotata da ciò che dava un senso alla sua esistenza: l’enorme patrimonio culturale accumulato in molti anni di lavoro.

Il film a mio parere racconta il furto fisiologico che le nuove generazioni compiono del patrimonio accumulato da chi li ha preceduti nel tempo. Oldman ne soffre, come ne soffrono tutti i vecchi, ma è quello che accade e dovrebbe sempre accadere: i giovani rubano, o dovrebbero sempre rubare, il patrimonio di cultura e di esperienza accumulato dagli Oldmen.

Il furto è fisiologico, non patologico. Il rapporto tra le generazioni diventa patologico quando il furto non c’è. E il furto non accade o perché i vecchi, gli Oldmen, non hanno accumulato nulla che sia degno di essere trasmesso ai giovani (non c’è nulla da rubare) o perché i giovani non sono abbastanza bravi da sapere compiere il furto.

Il furto ha sempre svolto un ruolo fondamentale nella trasmissione del sapere. Nella mitologia greca l’abilità tecnica dell’umanità nasce con un furto: Prometeo ruba il fuoco e la tecnica agli dei per donarli agli uomini. A partire da questo momento l’uomo acquisisce le caratteristiche antropocognitive attuali.

Di un tempo scandito da un furto di cultura parla Nuovo Cinema Paradiso. Alfredo, il vecchio proiezionista, non vuole trasmettere il suo sapere tecnico al piccolo Totò: «Tu non devi fare questo mestiere», gli ripete nella prima parte del film. Totò lo costringerà con l’astuzia a donargli la sua esperienza e la sua cultura: in un esame di licenza elementare passerà al vecchio proiezionista la soluzione di un problema di matematica dopo essersi fatto promettere di assumerlo come allievo nella cabina di proiezione. Sono scene di grande intensità filosofica.

Le trasmissioni culturali – ci sta dicendo Tornatore con quelle immagini – non sono mai regali gratuiti ma conquiste. Totò diventerà grande regista grazie anche a quel furto.
E Baarìa? Se lo leggete come un film realistico perdete molto e non capireste perché sia piaciuto tanto in giro per il mondo, a spettatori che di Bagheria e dell’Italia sanno poco o nulla.

Qui il tempo della trasmissione culturale non è raccontato secondo il paradigma traumatico del furto ma secondo il paradigma del dono.

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In Baarìa è raccontata l’epopea di quasi un secolo di storia attraverso tre generazioni che crescono l’una sull’altra, senza grandi conflitti: il vecchio Cicco Terranuova, vaccaro, dona il proprio sapere e la propria saggezza al figlio Peppino che grazie a quel dono da vaccaro diventerà dirigente politico; Peppino, a sua volta, dona il suo sapere e la sua saggezza al figlio Pietro che grazie a quel dono diventerà grande regista insignito dell’Oscar. È un tempo epico che si svolge con un andamento a spirale. È anche una visione ottimistica della storia del Novecento.

I vecchi donano il senso della loro esistenza ai figli, i figli crescono grazie al dono ricevuto dai padri. In Baarìa questa filosofia del tempo è rappresentata in scene che rimarranno nella storia del cinema filosofico: la corsa onirica da fermo di Peppino verso il figlio che parte con la valigia piena dei doni culturali del padre e del nonno; i due bambini, il padre Peppino e il figlio Pietro, che corrono l’uno nella direzione dell’altro.

È una scena quest’ultima satura di emozioni e di filosofia. Lo spettatore percepisce che il piccolo Peppino, vaccaro e figlio di vaccaro, e il figlio di Peppino, futuro premio Oscar, sono la stessa persona. Un padre non potrebbe avere un riconoscimento più intenso. Quando l’ho vista, la scena mi emozionò come figlio e come padre ma anche come persona abituata a riflettere per mestiere sulla questione del tempo.

Ma che cosa è il tempo? Aristotele prima, Einstein dopo, ci hanno spiegato che tempo e misurazione del tempo sono inseparabili. Si vive nel tempo solo misurandolo. Nei film a cui ho fatto riferimento il tempo delle generazioni che si susseguono ha una direzione in quanto è misurato.

Cosa accade quando le esistenze non riescono a trovare una bussola che dia loro una direzione? La questione è il nucleo tematico di Una pura formalità, il film a maggior densità filosofica di Tornatore. Al settimo minuto del film il regista fa vedere un orologio a pendolo senza lancette e con alcuni numeri cancellati. Il pendolo oscilla, quindi il tempo scorre. Ciò che manca è la misurazione del tempo, ossia ciò che gli dà un senso e una direzione.
Il film leggetelo a partire da questa immagine. Tenete a mente anche le definizioni che Tornatore ha dato del film: «È un film che si svolge nell’aldilà, un giallo in cui l’assassino e l’assassinato sono la stessa persona, un film che si svolge in quel breve spazio di tempo che separa la vita dalla morte». Vi scoprirete molti segreti metafisici.

Prof. Franco Lo Piparo ordinario di Filosofia del linguaggio all'Università di Palermo

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La questione ambientale è il terreno sulla quale si possono  realizzare processi di sviluppo economico e di innovazione tecnologica ma anche di crescita culturale significativi; ed è questa una delle motivazioni forti che ha spinto un gruppo di giovani di Altavilla Milicia a fondare la Green environment

Noi abbiamo intervistato il presidente dell'Associazione ing. Antonino Muratore

Perchè nasce questa Associazione?

…….il cielo, la terra, il mare: un unico ambiente per la vita, nelle sue forme più dissimili, di cui l’uomo è un elemento…….in questa semplice frase c'è la sintesi del nostro progetto

L’Associazione Green ENVIRONMENT si propone la crescita e la diffusione di una cultura, che abbia come obiettivo la salvaguardia dell’ambiente in tutte le sue forme, l’uso razionale delle risorse naturali, il recupero e il riuso delle risorse e il mantenimento di quell’equilibrio tra tutte le forme viventi che costituiscono il ciclo della vita.

Come si articoleranno le vostre attività ?

Le attività dell’Associazione Green ENVIRONMENT si articolano secondo due linee distinte ma complementari, entrambe concorrono ad un unico risultato: la salvaguardia dell’Ambiente.

• Territorio
• Energia

Partiamo dal Territorio:
Le attività di questa linea mirano a creare una cultura, che faccia crescere sempre più l’attenzione dei Cittadini per tutto ciò che ci circonda: aria, terra, mare

Le risorse della terra non sono infinite! Solo un uso razionale delle risorse naturali può consentirci condizioni di vivibilità accettabili per noi e per le generazioni future.

Il consumismo dissennato degli ultimi decenni, caratteristica peculiare dell’economia globale, ha creato condizioni di squilibrio nel ciclo della vita con l’immissione di prodotti e sostanze il cui impatto ambientale non è compatibile con la rigenerazione naturale dell’ambiente.

Basti pensare alla ingente quantità di plastica, vetro, metalli e carta immessi nell’ambiente in ossequio a quella scellerata politica”usa e getta” tipica del consumismo dilagante.
Il recupero di questi materiali, insieme al riuso di tutto ciò che è possibile recuperare è una “conditio sine qua non” per il mantenimento di quell’equilibrio tra le diverse specie viventi(animali e vegetali) necessario alla sopravvivenza di tutte le biodiversità.

Una domanda è d'obbligo: in Sicilia affermazioni come le sue stentano ad essere intese e tradotte nella pratica di vita e nelle scelte politiche quotidiane.

Come cercherete di superare questa disattenzione che è della gente ma anche e soprattutto delle istituzioni?  

L’Associazione Green ENVIRONMENT ha già iniziato un percorso per la creazione e la crescita di una “cultura per l’Ambiente” proprio nel nostro bellissimo territorio di Altavilla Milicia.

A tal proposito è doveroso menzionare il Sindaco di Altavilla Milicia,  Nino Parisi, che, già all’indomani dell’insediamento al Palazzo Comunale, si è messo attorno ad un tavolo insieme a noi, soci fondatori di Green ENVIRONMENT , per lanciare una sfida: RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA.

Tutti abbiamo creduto in questo progetto, pur sapendo che dovevamo fare i conti con una cultura, diffusa a tutti i livelli, che certamente non privilegia il rispetto per l’ambiente.

Il risultato ottenuto da questo progetto, che desideriamo condividere con tutti i Cittadini, e l’incoraggiamento costante ricevuto dal Sindaco, ci permette di continuare in quel percorso di crescita che ci porterà a breve a varare la fase 2 : RACCOLTA DIFFERENZIATA ZONE ESTERNE( Contrade).

Quali le linee  direttrici di questo nuovo progetto ?

Le linee guida di questo nuovo progetto, non essendo ipotizzabile un sistema di raccolta porta a porta, data la vastità del territorio, sostanzialmente mirano alla riduzione dei rifiuti a monte incentivando, con corsi mirati (il primo schedulato per la fine di Settembre 2013), il compostaggio domestico.

L’impegno dell’Associazione Green ENVIRONMENT per il nostro territorio si svilupperà nell’elaborazione di un grande progetto, già in fase di incubazione, a valere sul programma di finanziamenti europei 2014-2020 e con l’eventuale collaborazione dell’Università degli Studi di Palermo, per la creazione di un centro di compostaggio, dimensionato e mirato alle sole esigenze del nostro territorio, evitando conferimenti provenienti da altri territori, per il mantenimento di quell’equilibrio tra rifiuti prodotti (organico) e risorse (fertilizzante compost) riimmesse nel territorio.

Ci sta dicendo che guarderete solo al  cortile di casa vostra?

Assolutamente no. Questo principio, sicuramente non rispondente ad una logica di profitto industriale, costituisce uno dei principi fondamentali cui si ispira l’Associazione Green ENVIRONMENT.

Tutta l’esperienza maturata e maturanda nel nostro territorio sarà messa a disposizione, mediante Convenzioni o Accordi, di altri Comuni, in particolare dei Comuni vicini, nell’ottica di territorio allargato, che certamente non può essere confinato al solo territorio Altavillese.

L'altro settore di intervento sarà se abbiamo capito bene quello dell'Energia

Esatto: le attività di questa linea mirano alla crescita di una cultura che indirizzi verso l’utilizzo sempre più diffuso di fonti energetiche rinnovabili.

L’Attività dell’Associazione Green ENVIRONMENT , di concerto con l’Amministrazione Comunale, sostanzialmente inizierà con Seminari informativi, rivolti a tutta la Cittadinanza, dove saranno illustrati i concetti che stanno alla base delle energie rinnovabili, gli impatti ambientali e le valutazioni economiche che indirizzano circa il tipo di sorgente energetica da utilizzare.

Particolare risalto verrà data all’impatto ambientale, per far capire l’importanza del progetto 20/20/20, varato dalla Comunità Europea, di cui il nostro Comune fa parte, che porterà tutti i Comuni ad una riduzione del 20% dei gas serra, ad un efficientamento energetico del 20% e ad un impiego di almeno il 20% di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Due attività di studio saranno sviluppate dall’Associazione Green ENVIRONMENT e hanno come obiettivo il recupero del territorio alla sua vocazione agricola e la creazione di isole energetiche nella zona urbana.

……tutti insieme possiamo fare molto per noi, per i nostri figli e per i figli dei……….

Chi sono i soci fondatori dell'associazione? 

 I soci fondatori di Green ENVIRONMENT sono  Cristina Lo Cascio, Osvaldo Curto, Franca Tornese, Cristiana e Giuseppe Perlongo, Franco Castiglia, Antonino Di Marco, Antonino(Nicola) Muratore


 

“L’Associazione Ermione” da parecchi anni inserita nel territorio si distingue e fa parlare di sé. Collabora con le scuole e dà un supporto concreto alle categorie che ne fanno richiesta.

Il principio di SUSSIDIARIETA’ fondamentale nella realtà contemporanea.

L’Associazione Ermione ha portato a termine il progetto “Studiamo insieme”. Il laboratorio di sostegno allo studio per la Scuola secondaria di primo grado “G. Carducci”.

Il progetto prevedeva incontri settimanali con gli alunni all’interno dei locali della scuola per favorire la continuità scolastica.

-Incontri con le famiglie al fine di comprendere e collaborare, le parti, per la realizzazione di un percorso educativo-didattico.

Fin da subito si è venuta a creare una intesa tra la responsabile del progetto Cenzi Caruso, la dirigente Giusi Attinasi e le professoresse Antonina Lanza, Carmela Montella, Giusi Provino, Graziella Lanza e altre insegnanti, cosicché il ciclo scolastico per alcuni alunni, i quali genitori ne hanno fatto richiesta di sostegno, si è potuto concludere positivamente.

L’obbiettivo di Cenzi Caruso è stato, fin da subito, quello di motivare gli alunni a desistere dal proposito di abbandonare la scuola dell’obbligo.

Attraverso la costruzione di un rapporto di fiducia, la Caruso, ha potuto indagare e approfondire il bagaglio di emozioni implicite che portano i ragazzi a rompere i “patti” e le buone regole con gli adulti e l’Istituzione scolastica.

Imperativo per Cenzi Caruso è stato il proposito di suscitare nei ragazzi l’interesse allo studio sollecitando la curiosità, contestualizzando gli argomenti trattati ai giorni nostri e rendere la lezione attiva e non passiva; di attivare un canale di comunicazione dove si è allo stesso tempo emittenti e destinatari di concetti, sapere ed emozioni.

Di aiutare i discenti a superare i limiti della capacità comunicativa attraverso l’autoconsapevolezza e la fiducia nelle loro abilità mnemoniche-espressive. Obbiettivo raggiunto, visto che “tutti” i ragazzi che hanno aderito al progetto hanno ripreso a studiare ed a svolgere positivamente gli esami di Stato.

L’Associazione Ermione” ha sede in Bagheria, indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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L’articolo che Maurus (Luigi Natoli) pubblica nel Giornale di Sicilia su Luigi Bavin Pugliesi, e che riportiamo, è stato in realtà manipolato. Laddove possibile è stato infatti accorciato; vi abbiamo inoltre aggiunto dei titoli dividendolo in paragrafi e, infine, una sorta di appendice riguardante uno degli assassini, discutendo di briganti, rivolte e sbirri, ci consegna l’immagine di un paese, Bagheria, che, negli anni successivi alla caduta dei Borboni, continua ad essere dominato dalla violenza.

Luci ed ombre della rivoluzione del 1860

Luigi Bavin-Pugliesi

Però era solo De Bauyn, di nobile discendenza.

…Ma veramente il cognome era De Bauyn. Si capisce bene che in bocca siciliana la pronuncia e l’alterazione della grafica originarono nel secolo XVII la forma corrotta Bavin. Ma poiché anche questo nome forse pareva troppo esotico, si preferì usare più spesso quello di Pugliese o Puglisi che apparteneva alla moglie di Ludovico de Bauyn; e Pugliesi in Messina e poi a Palermo, e fino al secolo scorso furono chiamati i discendenti del nobile Ludovico.

L’origine della famiglia è francese: questo Ludovico era figlio del marchese d’Angervilliers, capitano: militò anche lui sotto le bandiere di Filippo IV e gli rese tali segnalati servizi, che il re, con privilegio del 1612, ordinò che fosse inscritto e riconosciuto come nobile  nel regno di Sicilia.

Sui monti dopo l’assedio del Casino Inguaggiato.

Luigi Bavin Pugliesi fu uno dei più valorosi combattenti per la libertà e l’unità nazionale nel 1860. Il 4 aprile guidava una squadra in Bagheria, da lui già organizzata d’intesa col Comitato, e costringeva  due compagnie di fanteria che vi erano state spedite, a chiudersi nel Casino Inguaggiato, dove le assediò, e sarebbero cadute in suo potere se, dopo due giorni, non fosse, in loro aiuto, accorso il generale Sury con quattro compagnie, mezza batteria di cannoni e mezzo squadrone di cavalleria.

Dinanzi alle quali forze preponderanti il Bavin fu costretto a ritirarsi, e prendere la via dei monti, seguito dalla  squadra; che ei mantenne a sue spese, fino a che venuto l’indulto per tutti coloro che avrebbero deposto le armi, quegli uomini rassicurati non ritornarono nel paese. Ma il Bavin non ritornò: non era di quelli che posavano le armi: raggiunse le altre bande di insorti che erravano pei monti.

altPoi fu capo battaglione.

…Concentrate dal La Masa a Gibilrossa le forze popolari, e ordinate militarmente col nome di Cacciatori dell’Etna, Luigi Bavin, che vi si era recato, con la sua squadra ricomposta in gran parte di gente di Bagheria, sulla quale egli esercitava un grande ascendente pel coraggio, la fermezza, il severo spirito di disciplina, vi ebbe il grado di comandante l’8.o battaglione. E all’alba del 27 maggio fu nelle prime file.

Barricate e bandiere tricolori.

Or qui bisogna ristabilire la verità storica; perché gli scrittori di storie…parlando della prima barricata di Porta Termini, assalita e oltrepassata, ricordano soltanto Francesco Nullo, che fu il primo a saltarla, a cavallo, e dopo lui Domenico Carbone, che, narra l’Abba, vi si pose a sedere, sfidando le palle nemiche.

Ebbene la verità è che il secondo a saltare la barricata, dietro a Nullo, e ad entrare in città fu Luigi Bavin  Pugliesi; e fu lui che vi piantò il tricolore, e consta da documenti: il Carboni vi sarà salito al tempo stesso o immediatamente dopo; ma la prima bandiera nazionale, che sventolò tra le fucilate quel fatale glorioso mattino, fu nostra, nostro chi la piantò sulla barricata; e bisogna rivendicare quell’onore.

Ma al Bavin non bastò l’avere sfidato la mitraglia una volta sola. Come se nulla fosse stato, egli ripassò la barricata per incitare i suoi; e la ripassò di nuovo in mezzo a quell’inferno, giungendo tra i primi alla Fieravecchia.

Continuò a farsi onore e avrebbe conosciuto altri campi di battaglia se…

Durante le tre giornate di combattimento, fu instancabile; dove era maggiore il bisogno egli accorreva con la sua squadra: all’assalto della importante posizione dei bastioni di Porta Montalto, la sua squadra ebbe quattro morti .Il valore spiegato, conservò al Bavin il grado di capo-battaglione, cioè di maggiore ,quando licenziate le squadre, Garibaldi riordinò le sue forze e costituì l’esercito meridionale, del quale il Bavin sarebbe stato uno dei più prodi condottieri, e nuovi allori avrebbe raccolti a Milazzo e sul Volturno, se piombo assassino non lo avesse colpito.

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Ma sul complotto non si indaga.....

…Chi tirò la fucilata mortale alle spalle di Luigi Bavin Pugliesi, mentre passeggiava “nello stradone di Bagheria con Antonio Scordato”, non si seppe .Il processo fu istruito contro quattro giovani soltanto: Francesco Rutino, Virgilio Galioto, Giacomo Morreale e Nicolò Speciale, tutti di Bagheria; ma risultò dall’istruttoria che le persone appostate in vari punti, con l’intesa che il primo a cui la vittima venisse a tiro l’uccidesse, erano una ventina.

Ebbene di tutti costoro, associati in un’opera delittuosa gravissima, nessuno fu processato. …La sentenza, pronunziata l’8 di agosto condannò i quattro giovani come coautori, a trent’anni di ferri. Era tra essi l’autore materiale? Rimase impunito? Chi lo sa? La sentenza nell’esposizione del fatto parla di istigatori al delitto; ma non cercò di conoscerli; e poteva ben darsi che invece di istigatori fossero mandanti, che approfittavano dello stato d’animo di alcuni giovani inclini al malfare, che si ritenevano lesi dal Bavin in un loro diritto.

Gli assassini volevano 15 tarì.

Perché il lettore abbia una idea più chiara di questa triste faccenda, non c’è meglio che trascrivere un passo della quistione di fatto, della sentenza stessa.

Narra essa dunque: “Nella sua ( cioè del Bavin Pugliesi ) squadriglia vi erano alcuni così insubordinati che meritavansi sempre rimproveri e misure energiche del loro comandante, per il che lo vedevano di mal animo, ed il Pugliesi dimostrava le sue lagnanze verso loro fidando nel suo coraggio e nel nome di valoroso che avevasi a giusto titolo meritato…Molti di costoro fra cui i giudicabili…senza alcun permesso abbandonarono il Puglisi".

"Sciolte le squadriglie furon promessi 15 tarì per ogni faciente parte delle stesse, e i comandanti vennero incaricati di presentare lo allistamento; il Puglisi chiamava a rassegna la sua gente ,ed a quelli che furon trovati presenti pagò i tarì 15; molti di coloro che eransi allontanati tra i quali i giudicabili, chiedevano ancora essi il pagamento di tarì 15, e vivamente assediavano il Puglisi a…tale scopo, mentre che questi faceva loro riflettere che non gli appartenessero perché non furono trovati presenti; e sulle loro insistenze provocanti, con modo risolutivo diceva loro che non gli spettavano perché erano stati vili e cattivi, avendolo sempre abbandonato e nel pericolo e fuori del pericolo".

"Rimasi corrivi di tanto, ed istigati da altri che si avevano delle personalità contro il Puglisi, alcuni per interesse, altri per invidia di vederlo graduato nella milizia e molto ben accetto presso il Dittatore, giurarono infame vendetta e stabilirono attenderlo in Bagheria, ecc.” …

La irritazione di quei venti delinquenti fu il terreno fecondo sul quale trovò presa la parola incitatrice. ( Maurus, 1910 )alt_

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In un dispaccio d’agenzia del 13 settembre 1866, tre giorni prima cioè dello scoppio della rivolta del sette e mezzo, leggiamo: “Questa notte le guardie di sicurezza arrestarono in Bagheria il capo banda Nicolò Speciale evaso dal bagno di Messina ove era condannato a 30 anni”. ( 1 )

Si preparava, quando venne ripreso, all’assalto di Palermo uno degli assassini del Pugliesi?

Doveva essere uccel di bosco già al tempo della prefettura Gualterio ( dal 26 marzo 1865 al 9 aprile 1866 ) se il questore Pinna, lo dà per tale quando scrive: “Alla partenza del signor Marchese Gualterio rimanevano liberi nel circondario dei capibanda.

Tali furono Randazzo, Losecco, Nobili, Buonafede e altri nel territorio di Palermo: i fratelli Romanotto , i fratelli Spinnato, Cucia, Giordano ed altri a Monreale: Perna ed altri a Carini: I fratelli Speziale, Giancola ed altri a Bagheria: Giordano, Plescia ed altri a Misilmeri: Stassi ed altri a Piana degli Albanesi: Torda ed altri a San Giuseppe e non pochi altri nei territori di altri comuni”. ( 2 )

Palermo, con il suo circondario, era dunque infestata dai briganti; successore di Filippo Antonio Gualterio ed erede di quella situazione sarà il prefetto Luigi Torelli ( dal 15 aprile 1866 al 13 ottobre 1866 ). “ Circa questo tempo comparve nelle montagne sovrastanti a Bagheria una numerosa banda di malfattori con bandiera rossa che il delegato mandamentale signor Natale- barbaramente assassinato a Palermo- attaccatala con la poca forza delle guardie di pubblica sicurezza, dei Reali carabinieri e della poco atta
Guardia Mobile, riuscì a battere in fuga, senza fare nessun arresto”. ( 3 )

C’erano dunque briganti (erano quegli uomini con la bandiera rossa i seguaci dei capibanda bagheresi Onofrio Giancola e Nicolò Speciale?) e c’erano, ovviamente, sbirri che li cercavano; e dovevano essere abili se riescono in quell’intento.

Fu il delegato Salvatore Natale a fare a Bagheria “l’importante arresto diGiancola, capo della banda di Montagna Cane, e poco dopo anche quello d’uno dei fratelli Speciale”. (4 )

Abile ma sfortunato! Perché , il 17 settembre, “ricoveratosi a Palermo in un portone del Vicolo delle Finanze ne esce per cercare un più comodo ricovero e prender cibo, ma in quel momento entrava una squadra che veniva dalla Bagheria e riconosciutolo l’uccise. Il cadavere rimase sulla strada due giorni finchè i vicini si decisero di bruciarlo spargendo così il nauseante puzzo in tutto quel quartiere”. ( 5 )

Oltre che fornire uomini per l’assalto a Palermo, partecipò Bagheria a quei sette giorni e mezzo di rivolta?
Questa città che conta 9.000 abitanti e dista da Palermo 13 chilometri fu anch’essa in preda all’anarchia. Le squadre si impadronirono della ferrovia e la fecero agire per loro conto. Il popolo corse per prima cosa a liberare i detenuti e i carabinieri fecero quello che poterono per impedirlo. Giunse un rinforzo portato dal carabiniere Ghetti ma fu assalito dalle squadre. Caddero morti tre soldati e gli altri si misero in salvo fuggendo per i tetti”. ( 6 )

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Biagio Napoli

NOTE

1-Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 253 del 14 settembre del 1866
augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index/download/id/1866253_PM
2-Sette giorni d’insurrezione a Palermo, cause-fatti-rimedi, critica e narrazione per Giacomo Pagano,
Antonino Di Cristina Tipografo Editore, Palermo 1867, p. 269
Books.google.com/books/about/Avvenimenti_del_1866,html?id…
3-Ivi, p. 271
4-Ivi, p. 276
5-Il sollevamento della plebe di Palermo e del circondario nel settembre 1866 per Vincenzo Maggiorani
di Roma, Stamperia Militare, Palermo 1866, p. 72
books.google.com/…/Il_sollevamento_della_plebe_ di_Palermo_e.htlm?id…
6-Ivi, p. 131

BIAGIO   NAPOLI   Giugno, 2013

Ringrazio Antonino D’Amico le cui ricerche alla biblioteca comunale di Palermo hanno consentito di utilizzare il prezioso articolo di Maurus ( Luigi Natoli ).

 

 

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