Non sarà una guerra di religione, nè una "vandea" dei bottegai

Non sarà una guerra di religione, nè una "vandea" dei bottegai

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Non c’è rabbia nei loro discorsi e ragionamenti. Niente barricate né rivolte qualunquiste. Fermezza sì, consapevolezza di essere nel giusto, determinazione nel raggiungere il loro obiettivo: sul Corso Umberto dovranno tornare a transitare le auto.


Sì è vero anche loro hanno le loro voglie estetiche e ambientaliste
: “è bello passeggiare nel corso chiuso alle auto”, oppure “ si respira meglio, bisogna riconoscerlo”, ma poi alla fine , parafrasando  il proverbio ”al portafogli non si comanda” quindi “resistere, resistere, resistere”, come ci ricorda qualcuno, citando le parole di Francesco Saverio Borrelli, dette in una circostanza più seria.

“Delusione” ma anche “tradimento” da parte di sindaco, assessori e partiti, che in questi mesi li avevano tranquillizzati, sono le parole che circolano di più, e poi “botta”, “stangata”, “mazzata”, riferendosi alla riduzione di affari e di incassi.

E c’è da crederci, perché qualcuno “incavolato” veramente c’è, che mette subito mani al portafogli per cominciare a pagare le spese per l’avvocato.

Qualche altro però, ricordandosi di essere commerciante, vuole approfondire, vuole capire bene: vedremo, poi, chissà…
Per pagare, come per morire, è sempre meglio mettere tempo.

Sono una quarantina i commercianti che giovedì scorso si danno appuntamento in quella che fu la cripta della chiesa del Santo Sepolcro, ora trasformata in luogo di incontro per i gruppi di preghiera.

Non sono solo di Corso Umberto: molti sono quelli delle strade a ridosso del corso, sono i titolari di forni, di pizzerie, di macellerie, di attività legate soprattutto ai consumi alimentari, e "di passaggio": edicole, bar, tabaccai.

I discorsi sono quelli che sentiamo da mesi a questa parte: vendite crollate, per alcuni solo diminuite, difficoltà vere a pagare i fornitori, gli affitti ecc..., i clienti di fuori che telefonano per avere indicazioni su come raggiungere il pizzaiolo o il "chianchiere" del cuore, gli abitanti dei paesi vicini che avrebbero cancellato Bagheria dai loro itinerari per lo “shoppping”, per l’assenza dei posteggi.

Introduce Pippo Bonura, che, suo malgrado, è il leader della protesta e dà subito la parola all’avvocato Marolda che spiega che la mancata consegna della documentazione già richiesta all’amministrazione e mai ottenuta, può essere impugnata di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale; ma dice anche che avere consegnata la eventuale documentazione non risolve di per sé il problema.

A parte che non c’è certezza sui tempi, che, avverte l’avvocato, potrebbero anche essere lunghi.

Per intanto non è stato ancora effettuato il collaudo dei lavori, (ed il nostro sospetto è che ci sia un contenzioso tra comune e impresa, che in questo momento paralizza tutto), non c’è ad oggi un atto ufficiale del sindaco che ordini la chiusura del corso Umberto; non c’è, malgrado la volontà circa la “pedonalizzazione” vada avanti da tempo.

Viene fuori nella discussione che gli unici atti sinora manifestati hanno una valenza, che si potrebbe definire “politica”, e sono nell’ordine, la “mozione” approvata a larghissima maggioranza dal consiglio che dà mandato al sindaco di attuare la pedonalizzazione “a condizione” e le delibere assunte in sede di giunta comunale che recepiscono la mozione e danno mandato ai capisettore di mettere in atto, per la parte di loro competenza, le “prescrizioni” contenute nella mozione.

Punto.

Il terzo e decisivo passaggio sarà, quando verrà, l’ordinanza sindacale del sindaco B.Sciortino di chiusura del corso al traffico automobilistico.
Ed è quello probabilmente l’atto di cui” gli irriducibili” chiederanno la sospensiva
al TAR.

Tutta la valutazione dei giudici- dice l’avvocato Moraldo- verterà sul “ peso specifico” degli interessi che confliggono.

Se, come avviene in genere in questi casi, il Tribunale amministrativo dovesse ritenere prevalente l’interesse pubblico, allora i commercianti si dovranno rassegnare, a meno che nella formazione dell’iter formativo della decisione , il TAR non ravvisi qualche “buco” formale, quale potrebbe essere l’assenza del Piano Urbano del Traffico, di cui verrà presto dato l’incarico, o l’assenza del collaudo delle opere realizzate nel corso, che potrebbe inficiarne una “destinazione”, e quindi rendere l'atto non "legittimo"
.
A quanti vorranno tornare a respirare gli scarichi in Corso Umberto rimarrebbe il referendum; nel momento in cui però l’istituto, previsto nello Statuto comunale, verrà normato con un regolamento attuativo.

Intanto l’amministrazione, come dicevamo, si avvia nei prossimi giorni ad affidare l’incarico per la redazione del nuovo Piano Urbano del Traffico: l’incarico, si sussurra, dovrebbe andare ad un giovane e brillante ingegnere “trasportista” bagherese, collaboratore del professore Giuseppe Tesoriere, ed oggi anche docente all’ Università “Kore” di Enna.

E già nella seconda settimana di marzo partirà il nuovo piano di viabilità: il primo “anello” che verrà realizzato sarà quello che riguarderà l’inversione del senso di traffico nella Via Papa Giovanni per chi proviene dalla Via De Spuches, e poi a seguire Via Roccaforte, Via De Gasperi ed ancora “Mater Dei” e di nuovo Via De Spuches.
E questo per “accogliere” adeguatamente il flusso di auto che arriverà in zona “Palagonìa” , nel momento in cui subito dopo verrà attuato il doppio senso in un tratto di corso Butera e il capovolgimento del senso unico in Via Quattrociocchi e Via del Cavaliere.

In questi giorni infatti si vanno recuperando posti per la sosta tra la via Roma e la Via Papa Giovanni

Una considerazione finale e personale: non è una decisione facile quella che Sciortino e la sua maggioranza vanno a prendere ed il cui esito non è affatto scontato.
Va dato però atto a chi ha sta portando avanti questa scelta, ed a prescindere dalla casacca che indossa e dal ruolo che ricopre, di avere scelto la strada più difficile, più rischiosa, ma anche più avanzata e coraggiosa; aiutata, indirizzata e sollecitata in questo da una opinione pubblica che, esprimendosi attraverso i mezzi di comunicazione ha dato un contributo forse decisivo.

Fra uno, due anni, e lo speriamo, quando il corso Umberto e gli spazi contigui saranno affollati di gente, di artisti di strada, di bands, di gruppi, di mostre di giovani artisti, di suoni gioiosi, e perché no? di consumatori, le polemiche di oggi forse ci appariranno lontane, vecchie, e superate.