Cultura

Ciao LILLO, è strano scriverti.

Vederti spuntare...una battuta, una performance delle tue... Lo immaginiamo spesso. “Gli artisti dovrebbero avere un tempo infinito, non come i comuni mortali” lo dicevi con
L'ANIMA, purtroppo non è così.
L tua assenza ha lasciato un silenzio assordante; le tue parole e il tuo genio ci hanno condotto a soluzioni illuminanti e grazie a queste ed alle tue volontà, siamo andati avanti in
quello che era il tuo grande progetto con noi, e che da 2 anni, come d'intesa con te, E' IL NOSTRO PROGETTO.
Senza di te è stata una strada in salita, la burocrazia ha messo a dura prova il nostro spirito, sin'ora ha vinto la nostra determinazione e vincerà su ogni stanchezza e scoramento.

Il tuo sogno....la “Fondazione Lillo Rizzo onlus” dal 10 marzo è divenuta realtà.

Una Fondazione che persegue lo scopo sociale che tu desideravi: l'arte in tutte le espressioni, al servizio dei ragazzi diversamente abili.
Ripetevi spesso: per me “i veri artisti sono loro”.
Con Loro l'intesa e l'attrazione reciproca sapevano di MIRACOLO.
Questa forza attrattiva e l'intesa, erano costituite dalla tua immensa sensibilità e dolcezza.

Spesso, ANZI SEMPRE, cercavi di camuffarla dietro un atteggiamento burbero e distaccato, in realtà, era un'armatura costruita per riuscire a sopravvivere ad un sistema
sociale in cui tutto è standardizzato, assuefatto dal senso comune, dal perbenismo e dalla falsità, dove i veri artisti e gli schietti come te, non hanno vita facile.

altOggi ricordandoti partecipiamo ai tuoi estimatori ed amici che i tuoi progetti cominciano a realizzarsi, veicolati dalla Fondazione che porta il tuo nome.

La “FONDAZIONE LILLO RIZZO ONLUS” ha in dotazione opere che hanno concluso l'espressione più alta del Tuo genio, l'APICE, opere create nell'ultimo periodo della tua vita.

La Fondazione sta realizzando, con tirature limitate, la riproduzione di opere tratte da questo patrimonio.
Sarà pronta a SETTEMBRE, dalle 110 OPERE che hai voluto destinare alla fondazione, una serie di 3 cartelle con 9 litografie certificate, 3 per cartella, quelle a nostro avviso, più importanti, cariche di vita e gioia per il grande progetto che stavi organizzando e che “il nemico” come tu lo definivi, NON ha voluto regalarti i giorni per vederlo realizzato.
Queste tre cartelle segnano simbolicamente l'inizio delle attività a sostegno della fondazione.

Sono principalmente destinate ai tuoi amici ed estimatori, riprodotte in tiratura limitata da 1 a 30 per ogni opera. Una realizzazione, molto originale e degna del tuo genio. Ti siamo riconoscenti, CARO LILLO, per la stima che hai riposto in noi, affidandoci il tuo grande progetto, noi ci mettiamo tutto il nostro impegno.

Vittoria, Enza e Giancarlo
Bagheria, 05 agosto 2014

Il volume edito da ISSPE Istituto siciliano di studi politici ed economici è un racconto per immagini e poesie della frazione marinara di Bagheria, che verrà presentato nell’ambito dei festeggiamenti del Santo patrono di Bagheria sabato 2 agosto, alle ore 21.00 a piazza Monsignor Cipolla.

Alla presentazione, organizzato dai GRE (Gruppi di ricerca ecologica) l’ISSPE, Thue Cultura e dall’associazione Pro-infanzia Margherita Visconti, saranno presenti oltre all’autore, il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, l’assessore alla Cultura Rosanna Balistreri, il presidente della circoscrizione di Aspra, Gerardo Lorenzini e lo sceneggiatore Paolo Pintacuda, figlio del noto fotografo Mimmo Pintacuda. Coordina la serata la giornalista Marina Mancini.

Nell’ambito dell’evento verrà inaugurata la mostra fotografica “Aspra” che propone alcuni degli originali ripresi nel volume. La mostra potrà essere visitata anche domenica 3 agosto.

“Aspra – Album di una comunità marinara” è un salto nella storia che Umberto Balistreri compie con un attenta e circostanziata ricognizione etnoantropologica, grazie all’apporto di alcuni collezionisti.

Dal volume: “Aspra si mostra in questo album della memoria nelle sue tappe che ne sottolineano la vocazione marinara, l’abilità e la pazienza dei pescatori, la perizia degli artigiani, le barche e le scogliere, i monumenti, le case, le dimore insieme alle Pirriere e ai pirriatori”.

A corredo della presentazione del libro, la mostra fotografica è allestita in una particolare scenografia che ricorda gli strumenti e i mestieri che i pescatori d’Aspra svolgevano nei tempi addietro: una barca, “i balatuna” delle pirriere messi a disposizione dallo scultore Stefano Balistreri insieme agli strumenti di lavoro che verranno posti su piazza Monsignor Cipolla tra i cavalletti che espongono le foto d’epoca.

Un secolo e mezzo di storia e vita di Aspra è raccontato per immagini nel volume e nella mostra. Un appuntamento da non perdere per gli amanti della frazioni.


Un’Italia ferma da vent’anni su posizioni retrograde ed etnocentriche. Colpa di una politica sorda ai richiami di una società sempre più multiculturale. Una situazione che si riflette anche a scuola, dove quasi nulla è stato fatto per garantire vera integrazione e intercultura. Una riflessione per una scuola più aperta alle esigenze del reale ce la offre Giusto Catania, ex deputato di Rifondazione Comunista al Parlamento europeo (attualmente assessore a Palermo nella giunta Orlando), nel suo ultimo libro: A lezione di antirazzismo. Elogio della scuola indisciplinata, interculturale e di frontiera, Istituto Poligrafico Europeo Casa Editrice, 154 pp. 12 euro.

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Meno nozionismo e più cittadinanza attiva, è questa la ricetta per la scuola interculturale e di frontiera che Catania, nelle vesti di neo Dirigente Scolastico, delinea nel suo interessante saggio. Invece, “L’Italia manca di un’idea di scuola e mostra un proliferare di pulsioni razziste e xenofobe”.

Eppure una circolare del 1994 aveva chiaramente espresso un’apertura verso una vera integrazione in cui si legge che “ l’educazione interculturale nelle sue articolazioni costituisce la risposta educativa alle esigenze delle società multiculturali.” Circolare per lo più disattesa e poi dimenticata dalle varie riforme, in primis quella Gelmini, miranti al contenimento della spesa pubblica con tagli selvaggi e istituzionalizzazione del precariato. La scuola non può limitarsi alle nozioni e alle competenze, continuamente richieste anche dall’assillo INVALSI, ma, come sottolinea Catania, deve preparare gli alunni ad essere cittadini del mondo. 

Così come prevedono le otto competenze chiave che dovrebbe avere ogni studente italiano al raggiungimento del 15 esimo anno di età. Competenze che vanno dal progettare, elaborare e realizzare progetti ad individuare collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti diversi, passando per una lettura critica delle informazioni acquisite. Più parole che fatti: quante istituzioni scolastiche, infatti, possono oggi in Italia vantare tale traguardo? Ma soprattutto: quanti quindicenni di oggi mostrano di avere tali capacità analitiche? Eppure, tali competenze possono maturare solo in una scuola che insegni a pensare la complessità, che aiuti l’incontro, promuova la multiculturalità.

Che ce ne facciamo di un diplomato con 100/100 se è poi omofobo e razzista? Solo una scuola multiculturale può dare la possibilità di ampliare le prospettive, educare alle differenze. In ogni caso è questa la scuola del futuro sia perché abbiamo bisogno di alunni stranieri, sia perché la cronaca del quotidiano ci consegna la realtà di un’ Europa sempre più terra di immigrati.

E in questo, certamente, i media in Italia non aiutano, creando, spesso, inutili allarmismi, con cronache che, nel migliore dei casi, inducono all’intolleranza e rendono ancora più difficile, anche nell’immaginario collettivo, la costruzione di una vera politica di accoglienza. Che fare dunque? Innanzi tutto cercare di allargare il proprio concetto di identità a qualcosa che è in continuo divenire, che può solo arricchirsi del contributo delle altre culture. Smetterla con l’etnocentrismo, promuovere la formazione permanente, aprirsi alla contaminazione culturale. A tal riguardo, potrebbe essere utile, per i docenti, un piccolo esperimento che l’eretico neo Dirigente propone a chiusura del suo libro: sospendere per un mese il programma delle materie letterarie e leggere in classe gli autori stranieri contemporanei che scrivono nella nostra lingua.

Ne propone anche una piccola e interessante antologia alla fine del libro. Un modo per uscire anche dai compartimenti stagno delle discipline e dei programmi. Ed è questo il significato e il senso di una scuola indisciplinata e, in buona parte, del saggio in questione. Una lettura interessante per genitori, docenti e anche per coloro che intendono affrontare il prossimo concorso per Dirigente Scolastico. Tutti, infatti, debbono concorrere alla formazione di una scuola che deve fare politica nel senso più alto del termine: costruire il cittadino della grande polis del futuro.

Maria Luisa Florio
 

Non poteva essere intitolata altrimenti la mostra del pittore Renzo Meschis nella suggestiva cornice della sala degli Specchi di villa Palagonia che si potrà visitare sino a venerdì.

La Sicilia paradigma e filo conduttore della sua arte, i colori, le case, i paesaggi, i dammusi, i sapori; guardando le sue opere ci si scopre a fantasticaree percorrere sulle ali della fantasia i mille luoghi unici di questa nostra terra, fatta di mare, isole, scogli, bagli con pietra lavica, alberi e arbusti rigogliosi, tegole color della terra.

Realismo figurativo certo, e non si può non riconoscere l'originale ispirazione guttusiana che tanto rappresenta per Meschis, ma c'è una rilettura moderna che non sfugge ai lettori più attenti delle opere del grande maestro palermitano: le sue opere messe assieme, ed a villa Palagonia sono circa 25, rimandano ai racconto di cantastorie, ad un album fotografico che consente di raccontare la Sicilia senza tempo che lui ama, e si vede, anche se i suoi soggetti non prevedono mai, non negli ultimi venti anni, la presenza di personaggi di nessun genere, niente figure, nessun volto.

La Sicilia senza tempo, in cui le immagini sembrano fissare l'immobilità e l'eternità dei paesaggi e dei manufatti.

Orrmai da due anni e con ritmo "produttivo"da eterna giovinezza, Meschis è pervenuto ad una pittura assolutamente fantastica, dove il rimando a qualsiasi tipo di somiglianza è del tutto abbandonato, per quanto a volte evocato da titoli o iscrizioni volutamente paradossali, con una poetica della leggerezza, in totale discontinuità, con la sua storia personale di artista.

Una esplosione di colori, un gesto di amore verso la sua terra, terra senza tempo; una mostra che merita di essere visitata.

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