Educare al patrimonio culturale per rinnovare la nostra città -di Emanuele Tornatore

Educare al patrimonio culturale per rinnovare la nostra città -di Emanuele Tornatore

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“Bisogna che i monumenti cantino. E’ necessario che essi generino un vocabolario. Creino una relazione, contribuiscano a creare una società civile. La memoria storica, infatti, non è un fondo immobile in grado di comunicare comunque, bisogna sapere come farla riaffiorare, va continuamente rinarrata. Anche perché se il patrimonio culturale non entra in relazione con la gente, declinando linguaggi diversi e parlando a tutti, rischia di morire, incapace di trasmettere senso e identità a una comunità.” Paul Valery.

I monumenti dovrebbero cantare, le pietre parlare, il patrimonio culturale che appartiene a tutti deve entrare in relazione con i fruitori. Ecco il compito della valorizzazione dei beni culturali. Un bene culturale si conserva, fa la storia, diventa davvero un “bene comune” solo se viene fruito e la fruizione non può prescindere dalla sua valorizzazione. Sembrano concetti banali, eppure non lo sono, se solo analizziamo i contesti delle nostre città. Questo vale per la Sicilia, dove troviamo un’enorme concentrazione di beni culturali, ma anche per tutte le altre regioni d’Italia, per le grandi città come per Bagheria.

I Beni Culturali sono prima di tutto vissuto. Prima di essere conoscenza, prima di diventare memoria e patrimonio collettivo, un bene culturale si caratterizza in quanto vissuto. Se così non fosse, allora un bene culturale rischierebbe di diventare sterile, di non rappresentare e di comunicare troppo poco. Questo vissuto va messo in relazione con l’utente, da questa relazione deve scaturire emozione, sintonia. 

Quindi, valorizzare il patrimonio culturale può significare partire dal presupposto che esso possa emozionare e coinvolgere un soggetto umano, secondo modalità che non sono soltanto quelle della conoscenza, del sapere intellettuale ed erudito, ma che riguardano anche un ambito “altro” del conoscere e dell’esperire. Il patrimonio culturale va valorizzato ma anche comunicato.

Comunicare il patrimonio è un’esigenza ineludibile, perché le tracce materiali e immateriali presenti nel territorio assumono un senso patrimoniale solo se, attraverso la fruizione e la comprensione, vengono riconosciute come beni culturali, acquisendo, quindi, significati e valori. Il patrimonio che non si comunica e non comunica, non viene concepito come tale e dunque non esiste nella coscienza degli individui e della collettività.

La corretta ed efficace comunicazione del patrimonio permette di rendere comprensibili i significati e i valori che ne compongono il senso condiviso dalla collettività, nonché i criteri interpretativi e di ricerca della comunità scientifica.

La comunicazione del patrimonio deve coinvolgere tutti, in primo luogo i membri della comunità che in esso si riconoscono, con lo scopo di incoraggiarli ad acquisire consapevolezza ed esercitare responsabilità. Un’efficace e corretta comunicazione dipende anche dall’idea che chi comunica ha del patrimonio, non solamente dall’adeguatezza delle strategie e dei mezzi impiegati.

In questo momento particolare per la nostra città e per il mondo intero, in un periodo storico in cui le forze del terrore colpiscono le culture e vogliono distruggere e annientare la storia, serve una nuova presa di consapevolezza, necessita ripartire dalla cultura e dalla bellezza, spesso profanata, trascurata, violentata, ignorata e sottovalutata.

Dobbiamo educarci al patrimonio, perché educare al patrimonio significa anche recuperare il concetto di identità che deve essere riabilitato soprattutto in un momento in cui le nostre comunità vivono una modernità liquida, un processo di sfaldamento dei punti di riferimento su cui ogni individuo fondava la propria identità. Educare al patrimonio significa introdurre i nostri cittadini alla cittadinanza attiva e democratica.

Grazie al Fai, alla professoressa Giuseppina Greco, pasionaria  instancabile, grazie a tutti gli alunni di ogni ordine e grado, ai docenti, ai genitori, grazie perché il vostro entusiasmo ci da speranza, la vostra determinazione ci stimola a poter e dover fare meglio. E anche in questa città davvero riusciremo a sentire l’odore della primavera.

Emanuele Tornatore, archeologo