Meglio staccare la spina ed andare subito al voto

Meglio staccare la spina ed andare subito al voto

Politica
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“A virità è ca annu raggiuni i cristiani quannu ricinu ca vinemu ‘ccà sulu pi futtirinni u gettoni”

 Risuona coma una scudisciata in faccia ai suoi colleghi la battuta-provocazione del consigliere del PDL Mimmo Aiello, che però, con l’efficacia che solo il dialetto può trasmettere, coglie nel segno.

Aiello si riferiva alla ormai radicata, sperimentata e documentata cattiva abitudine di convocare sedute di commissioni e di consigli comunali, non per fare o per decidere veramente qualcosa , ma per raggiungere il “tetto” massimo delle indennità previste dalla legge per i consiglieri comunali, che è di circa 1.100 euro/mese.
Ma questo  è un discorso serio,( che verrà ovviamente tacciato di qualunquismo), ed  è una materia da approfondire  che le forze responsabili di questo consiglio debbono cominciare a fare e a farsi..
Non è più tollerabile, che una amministrazione che fa “tappi”a chiunque, che non ha più soldi neanche per la benzina dei suoi automezzi, che non trova qualche centinaio di euro per pubblicare i bandi di gara, debba devolvere quasi un milione di euro l’anno ai suoi amministratori, per avere un paese in queste condizioni.

Certo solo un piccolo esempio di malcostume, in una regione Sicilia che ha 24.000 dipendenti., di cui oltre 2.500 sono dirigenti, che ha i deputati regionali meglio pagati e più inefficienti del mondo, che ha pensionati che nuotano nell’oro, mentre hanno lasciato la Sicilia sepolta nella melma.

Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare.

Pensavamo a questa frase del consigliere Aiello, pronunciata “coram populo” nel corso di una seduta di consiglio, proprio domenica mattina allorchè ci siamo recati nella giornata del F.A.I., a visitare lo splendido giardino di Villa San Cataldo, sia pure malmesso, che solo l’opera amorosa di studenti e insegnanti dell’Istituto regionale d’arte ha reso presentabile.
Vedevamo le famiglie, i giovani, i ragazzi che affollavano i viali festosamente sereni alcuni ritrovare, altri conoscere per la prima volta uno dei nostri siti più belli.
Era gente che chiedeva cose normali: un paese decoroso con strade senza “scaffe” e “munnizza”, con qualche area a verde dove rilassarsi semplicemente con i familiari e gli amici, ed un paese  dove la parola "lotta alla mafia" non corrisponda al "e così sia" delle giaculatorie liturgiche.

E ricordavano questi cittadini quella convenzione- burletta firmata con l'allora presidente della Provincia Musotto, che il sindaco i Bagheria Biagio Sciortino aveva sbandierato appena tre mesi dopo l’elezione dicendo che entro l’anno, eravamo nel 2006, il giardino di Villa San Cataldo sarebbe stato “cosa nostra”: invece è rimasto “cosa loro” in mano a ladri e vandali.
E a questa umanità serena facevano da contrappunto nel nostro pensiero le vicende degli ultimi consigli comunali in particolare di quella di sabato scorso, quando le intemperanze verbali stavano per trascendere in scontri fisici tra consiglieri di opposte fazioni.
Non vogliamo fare i professorini di “bon ton”: noi per primi sappiamo quanto la passione politica possa trascinare e coinvolgere sino a far perdere la calma, come sappiamo pure che torto e ragione in queste come in altre situazioni non si possono separare come diceva Manzoni, e prima di lui il buon senso, con un taglio netto.

Scene come quella di sabato al consiglio comunale di Bagheria l’abbiamo già vista in altri e ben più autorevoli consessi, anche se sarebbe sempre preferibile non cadere nelle provocazioni.

La domanda giusta è: perché avviene tutto questo in un comune, proprio quando la materia in discussione doveva essere tra quelle che unisce e non tra quelle che divide?

Se non abbiamo capito male nel coacervo di interventi che sono andati avanti per l’intera giornata del consiglio di venerdì, si trattava di prevedere di “calare” nel regolamento comunale sulla assegnazione e l'uso dei beni confiscati al mafia qualcosa di ovvio, e cioè una eventuale modifica della legge nazionale sui beni confiscati sarebbe stata in automatico recepita nel regolamento.

Una cosa di una ovvia banalità: qualunque cittadino appena scolarizzato comprende che nessun regolamento comunale può preveder qualcosa che non sia previsto e contemplato dalle leggi, o che sia incontrasto con una legge dello stato che è un Ente ovviamente sovraordinato rispetto al comune.
L’altro motivo del contendere risiederebbe su chi, in caso di accorpamento o modifica di settori dell’amministrazione, sarebbe andato a rappresentare l’amministrazione all’interno dell’organismo che ha la funzione di assegnare i beni confiscati.
C’erano a tal proposito due correnti di pensiero, tra chi proponeva che dovesse essere un rappresentante del settore dei VV.UU. e chi invece pensava alla presenza di un funzionario del settore economico-finanziario.

Da questo però ad arrivare quasi alle mani, pur giustificando la passione politica, ce ne corre.

Insomma due giorni di consiglio, per una questione banale e con un presumibile onere per i cittadini di 5.000 euro compreso lo straordinario del personale che ha lavorato di sabato.
Non siamo così sciocchi da pensare che i consiglieri arrivino a tal punto di cinismo, da pestare l’acqua nel mortaio per il gettone: c’è in realtà in questo consiglio comunale un clima avvelenato, in cui in assenza della politica hanno trovato e continuano a trovare sempre più spazio polemiche, ripicche e scontri personali.

Ma chi è, o per meglio dire chi sono, i responsabili di avere avvelenato l'acqua dei pozzi e delle  sorgenti?

Non vogliamo dare né voti né giudizi sommari: prendiamo semplicemente atto che questa situazione nasce dal momento in cui c’è stato l’ingresso dell’U.D.C. in giunta, ed assume ormai connotati gravi dopo la formazione dell’ultima maggioranza, e la lacerazione cui non sembrerebbe estraneo il sindaco, e che ha lasciato fuori una larga parte del Partito Democratico.  Quando cioè il voto popolare viene capovolto.

In poche parole, e perdonateci il bisticcio di parole, da quando la parola politica è scomparsa dai rapporti tra le forze politiche a Bagheria.
Quando chi ha la responsabilità di amministrare e chi tira le fila ,trasformano la politica e i rapporti politici in un sorta di gioco delle tre carte, con trucchetti, tradimenti, imboscate e chiacchiericcio da caffè, quando le riunioni non si svolgono più nelle sedi di partito, ma in case private come incontri di sette e di cospiratori; allora la politica non c’è più e ci sono le macerie politiche ed adesso anche umane che siamo costretti a registrare.
Il guaio vero è che a pagare il prezzo come sempre dell’assenza della politica, sono quei bagheresi che presenti in migliaia, per la giornata del F.A.I di primavera, ma anche non presenti, chiedono solo una buona amministrazione.

Il nostro timore è che in quest'ultimo anno preelettorale polemiche,  divisioni e risse si aggraveranno, ed il paese scivolerà  sempre più giù in una china senza prospettive, per cui pensiamo sia nell'interesse di tutti, darci un taglio , andare al voto e rinnovare la classe dirigente. E che Dio ce la mandi buona.