Rapsodie guttusiane- di Ezio Pagano

Rapsodie guttusiane- di Ezio Pagano

cultura
Typography

Da un lato viaggiamo nell’universo per esplorare altri pianeti; dall’altro c’è chi crede che la mission delle opere d’arte sia quella di rendere più belli case e uffici.

Un modo per dire alla platea dei lettori che questo mondo è bipartisan, appartiene sia agli intellettuali che agli umanoidi. Come dire che un intellettuale decide di dare il nome di Renato Guttuso ad una via, un tempo appannaggio degli eroi di guerra e adesso degli artisti, e dall’altro un burocrate ignorante scambia il grande artista con un provetto calciatore e prende l’iniziativa di correggere il nome da Guttuso in Gattuso. Questo fatto mi ricorda una situazione simile, quando il nome di Via Quattrociocchi a Bagheria, una strada intestata ad un altro artista locale, venne inciso sulla targa di marmo “Quattro ciocchi”, come dire quattro galline; probabilmente per lo stesso motivo.
Ciononostante Guttuso amava il suo paese e non perdeva occasione per sottolineare l’attaccamento alla sua Bagheria con frasi di questo tono: “È inutile che ti dica come viva sempre in me il legame con Bagheria. Credo e me ne accorgo sempre più andando avanti con gli anni, che tutto quel che ho capito, le mie mancanze e i miei meriti, le mie virtù e i miei difetti siano tipicamente bagheresi - la costanza (ostinazione), la capacità di lavoro, l'imprudenza ecc. ed anche la fantasia! Se un giorno riuscirò a mettere ordine tra i miei appunti e mi deciderò a darli a un editore, vedrai quanto e come Bagheria entri dappertutto”.
Ora svelerò come Guttuso affrontò e risolse il problema della separazione dal luogo delle sue radici. Nel 1935, dopo la delusione d’amore con Topazia Alliata, decise di andar via da Bagheria, ma prima sottrasse furtivamente un pezzo di stucco da Villa Palagonia per portarselo con sé a Milano. Una motivazione sentimentale, avendolo fatto per mantenere il contatto fisico con la sua Bagheria, ma ciò non toglie che si sia trattato di un atto al limite della legalità. (“Quando Renato Guttuso nel 1935 si stabilisce a Milano, porta con sé uno stucco sottratto furtivamente da Villa Palagonia”. Deianira Amico).
Proseguendo nel parlare di Guttuso, d’arte e dintorni, va detto che la pittura ha una sua precisa funzione a questa potremmo aggiungerne altre, come quella di abbellire le case, ovviamente si tratta di valore aggiunto perché la preminente funzione, come quella di tutte le arti, è quella di alimentare lo spirito, ovvero, fare la differenza tra una carcassa umana e un essere umano.
E da essere umano Guttuso oltre a Mimise si legò ad altre due persone importanti per lui, il suo uomo di fianco Rocco Catalano e la sua musa ispiratrice, l’amante Marta Marzotto. Dunque, qualunque biografo che scriverà di Guttuso è avvertito, non potrà sottrarsi a ricercarne le cause e nemmeno sminuirne questo aspetto, perché passerebbe dalla parte del torto. Un tentativo maldestro di escludere dalla vita di Guttuso la Marzotto l’ha fatto Fabio Carapezza, ovviamente fallendo clamorosamente.
Quando Guttuso intuì che era arrivata l’ora di iniziare il bilancio della sua vita, si concentrò a dipingere prevalentemente opere autobiografiche. Penso all’incompiuta “Nella stanza le donne vanno e vengono” o “Dalla ‘Testa di Medusa’ da Caravaggio”; e a proposito di quest’ultima c’è un significato alchemico di cui vorrei parlare, ovvero il supporto rotondo, un modo criptico per dire che la parabola della sua vita era giunta alla fine.
Con questa immagine chiudo questa miscellanea su Guttuso, attraverso la descrizione di una scena a dir poco visionaria: il mio amico Ignazio, esperto d’arte, ama condividere con pochi “selezionati” amici la sua passione per l’arte e spesso si esercita nel leggere le opere della sua collezione per poi confrontarle con le letture dei suoi amici.
Un giorno, davanti all’opera “Dalla ‘Testa di Medusa’ da Caravaggio” dipinta da Guttuso, Ignazio si soffermò a parlare del supporto del dipinto e visto che era tondo così si espresse: “Penso che la scelta di usare un supporto rotondo è stata dovuta al fatto che, questo criptico dipinto autobiografico, rappresenti la parabola di una vita che sta per concludersi”. D’altronde negli ultimi anni Guttuso era consapevole del suo stato di salute e sapeva che la fine poteva essere dietro l’angolo. Poi, la durezza del volto di Marta e il fatto che fosse appestato da serpenti, può significare che la cosa più cara che gli era rimasta non navigava in buone acque. Infine, la scelta per nulla casuale di lasciarsi ispirare da Caravaggio, rappresenta l’interesse per questo artista, ma anche le tante assonanze che ci sono nella vita dei due artisti.
Davanti a ‘Testa di Medusa’, un amico di Ignazio, con tanto di laurea in Storia dell’arte, più di bello non seppe dire. Un secondo amico, un industriale danaroso, disse: “Mi piace molto, se fosse in vendita lo comprerei”. Il terzo a commentarlo è stato un appassionato buon intenditore d’arte che osservandola esclamò: “Questa opera è ben concepita e rappresenta la parabola della vita di Guttuso!”. Lo storico dell’arte meravigliato gli chiese come avesse fatto ad intuirne il significato e lui rispose: “Osservando quello che voi avete semplicemente guardato”. Poi aggiunse: “Questa, come tante altre regole per una buona lettura delle opere d’arte, non si trovano nei libri di scuola, ma si acquisiscono con la pratica delle visite ai musei”.
Il primo amico, lo storico dell’arte, fece tesoro del consiglio e quando qualche anno dopo si ripresentò l’occasione di questo “passatempo”, non c’era dipinto che non riuscisse a leggere, oltre a ciò, nascondendo il nome degli autori lui era in grado di riconoscerli, senza che nessuno potesse più ingannarlo. Questo rappresenta il tempo della vita! Mentre quello impiegato dai babbaluciari nelle spiagge libere, è semplicemente il tempo sprecato.
Ora qualcuno mi dirà di poter fare a meno di questi consigli e penso che abbia diritto a farlo, infatti, non tutti avvertiamo la necessità di apprezzare la profondità delle cose, a molti basta saper dire “Che bello! Mi piace!”, l’asciando che le cose belle venissero esplorate solo da una esigua minoranza. C'est la vie!

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.