Alfabeto baarioto 1: "I cani ri Ddra’otta" - di Mimmo Aiello

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Ci finiu comu i cani ri Ddra’otta, fannu comu i cani ri Ddra’otta, oppure ancora "va sminuzzaccilli 'e cani ri Ddra'otta", erano espressioni che sentivo spesso nel piccolo mondo dell’infanzia, tra la via Carà e a strata i sutta

cioè la via Domenico Sciortino e a chiazza a Matrice. Talora nei dialoghi tra mio padre , che era carnezziere(1), e i suoi clienti nna putìa(2) prendevano il discorso dei bambini troppo sazi e viziati che non volevano saperne di mangiare e facievanu i capricciusi, e, come si diceva un tempo," aviavanu i nuoliti" (2bis). I rimedi a suddetti vizi non sono ancora chiari però a un certo punto della discussione sempre uno c’era ca cuntava a storia ri cani ri Ddra’otta.

 

Ebbene il signor Dragotta era un importante imprenditore bagherese dei primi del secolo che, insieme a numerosi altri avevano creato la fiorente industria delle conserve alimentari che perdurò almeno sino a metà degli anni Cinquanta. Nel suo stabilimento aveva pure la casa padronale e in famiglia tenevano alcuni cani per compagnia e per la caccia, da non confondere con i cani randagi, i cani ri bancata(3), numerosi e aggressivi .

Il Dragotta si lamentò con gli operai del fatto che, nonostante l’ottimo cibo distribuito ai cani, capuliato (4), bbruoru ri carni ca bbastarda (5 )sminuzzata, gli animali non rendessero molto nella caccia picchì o si iavano sdivacannu (6) ri ccà e ri ddà o gira e furrìa ieranu malati. Per giunta mancu u spizziali (7) ci putieva picchì un c’ieranu miricini ca surtievanu r’arruspigghiari a sti cani!

Uno degli operai, cacciatore esperto ma soprattutto con famiglia numerosa a carico, si offrì di risolvere il problema ri sti cani lagnusi e malati, a condizione però che gli venissero affidati in custodia e che il principale continuasse a dare le somme spese per il vitto e le medicine direttamente a lui stesso. Entro un mese il dipendente assicurava un risultato sicuro in quanto sapituri (8) di rimedi antichi e segreti: in caso contrario avrebbe restituito cani e picciuli (9). Perso per perso il Dragotta accetta e consegna i cani.

Il buon padre di famiglia a cuolpo provvede con i picciuli rimediati a inchiri (10) a panza ri so’ figghi, che ne avevano tanto bisogno, appriesso chiude i cani troppu addiccati (11) in un recinto e li mantiene rigorosamente a brodo di ossa e pani ruru. Dopo alcune settimane di cura i cani di Dragotta tornano magri e famelici oltre che perfetti per la caccia. Il padrone saggia la fame e la vitalità degli animali tenendo in alto un pezzo di carne e i cani saltando cercano di afferrarla, da cui appunto fari comu i cani ri Ddra’otta cioè disputarsi avidamente qualcosa.

Il racconto si chiude con il buon affare realizzato dal povero operaio che continuerà a curare (12) i cani del padrone : a ciascuno secondo i suoi bisogni.

 

NOTE

(1) Sarebbe macellaio, dallo spagnolo carnicero e dal francese carnassier, ma a Bagheria si usa anche il termine chianchiere e chianca per indicare anche la macelleria. Chianca sta per ceppo, sembrerebbe derivare dal latino planca, palanca ( in greco phalànga, pezzo di legno rotondo ). La parte per il tutto , visto che u’ ccippu nel linguaggio ri chianchieri indica solo il tagliere per affettare o spizzari a carni ,cioè “separare la carne secondo le sue naturali nervature” ( Platone ). Sulla perizia dei carnizzieri baarioti c’era, e c’è , un legittimo e fondato orgoglio.Infatti già negli anni Cinquanta tanti macellai bagheresi emigrarono in Venezuela per andare a ddrapiri na chianca secondo criteri professionali e con successo commerciale.
(2) Bottega, dal greco apotheke,e dal latino apotheca, magazzino.

(2bis) Nuoliti, dal latino nolo, non volere, così si definivano piccoli capricci ingiustificati dei bambini.
(3) Pancata delle botteghe, dal longobardo banka ,anche bancunata, bancuni.
(4) Tritato, voce dell’antico spagnolo capolar e dall’antico francese capleier e dal basso latino capulare
(5) Bastarda, a Bagheria si diceva di un particolare formato di pasta : uno spaghetto un po’ più spesso, si distingueva infatti la tria fina ( thria è termine arabo usato per indicare la pasta), oggi detto spaghettino e la tria bastarda; si comprava nei numerosi pastifici artigianali, tra i quali il più noto era ronna Pruvu’rienza "a pastara"perché di fronte la vecchia Piscaria in ghisa. Solitamente in siciliano indica un frutto fuori stagione, negli agrumeti la pianta del limone, forzata a fiorire in estate, poi produce il bastardone, in italiano verdello: una volta era l’elemento essenziale del miracolo economico dell’agrumicultura baariota e non solo, perché venduto in piena estate a caro prezzo, mentre la produzione fisiologica del limone era invernale e si chiamava "a roba 'i tiempu", cioè la produzione del tempo, del periodo, detta anche "robba nova", e che si raccoglie in questo periodo. In questo caso il colore del limone è giallo.
(6) In genere si dice sdivacari per svuotare,versare e diversi altri sensi figurati ,dal latino devacuare, a Bagheria è usato anche per sdraiarsi senza nessuna voglia di muoversi e meno che mai di alzarsi.
(7) Lo speziale era il farmacista.
(8) Conoscitore, dal francese antico sapiteur e dallo spagnolo sabedor.
(9) Pìcciulo, antica moneta di rame di poco valore; si usa quasi solo al plurale e sta per soldi.
( 10) Riempire, dal latino implere.
(11) Addiccari cioè abituare viziando, dal latino allicere, attirare.
(12) Curare sta per prendersi cura o amministrare, da cui anche u curatolu cioè il fattore /amministratore, dal latino curator
 

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