Scuola di ordinaria follia - di Maurizio Padovano

Scuola di ordinaria follia - di Maurizio Padovano

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La percezione del paese reale, questo era il problema. Da sempre si lamenta il fatto che un cittadino di Trento e uno di Caltanissetta molto difficilmente crederanno di vivere nello stesso Paese. Troppe le differenze, e non solo culturali.

Tra le tante differenze, gli esegeti del meridionalismo da sempre ne hanno additato una in particolare - una macrocategoria dentro la quale ricadono una miriade di atteggiamenti concretamente vissuti del cittadino: il diverso rapporto tra il privato cittadino e ciò che è bene pubblico, comune.

Il sentirsi parte costitutiva del Pubblico, firmatario di un patto istituzionale che ha la sua verifica periodica nella commedia elettorale, sembrava infatti differenziare profondamente gli italiani di alcune regioni rispetto agli italiani di altre. Almeno fino a qualche domenica fa.

Quando un bel reportage di Riccardo Iacona, andato in onda su Rai Tre, ha mostrato che c’è almeno un settore Pubblico verso il quale i distinguo regionalisti che hanno fatto la fortuna politica di certi partiti ( e stentano, almeno in Sicilia, a farne la fortuna di altri) non hanno più motivo di essere.

La Scuola Pubblica, con la sua palese inadeguatezza rispetto alla società contemporanea, nel suo pubblico e comune sfacelo transregionale, mostra un Paese, su questo, finalmente unito e paritario. Il sogno delle pari opportunità, sebbene al ribasso, è stato finalmente raggiunto dall’azione patogena del Ministro GelMonti: nell’operoso Lombardo-Veneto come nell’inetto e feudale Regno delle due Sicilie gli standard di (mancata) qualità della scuola pubblica pari sembrano essere diventati.

Tanti i sintomi di questo ‘terremoto al rallentatore’, tanti e tutti osservabili nel rapporto che i cittadini quotidianamente instaurano con i rappresentanti dell’Istituzione Pubblica Scuola, e cioè docenti, dirigenti, personale amministrativo. Ne valga uno per tutti, un piccolo episodio di cronaca ‘grigia’ locale che ben si adatta a illustrare un problema nazionale.

Un giorno qualunque della settimana scorsa. Immediato hinterland palermitano.

Uno di quei paesi che i tedeschi chiamano Strassendorf, ovvero “doppie file di case ai lati di una strada di traffico importante” (Luca Rastello, La guerra in casa, Einaudi,1998), a ridosso della nostra amata Bagheriopoli.

La Dirigente Scolastica della locale Scuola Elementare, mentre si appresta a parcheggiare nel parcheggio abusivo, e abusivamente gestito, che sorge dietro la sua scuola, scorge la mamma di due alunne che da tempo non frequentano le lezioni con regolarità. Le fa segno, le si avvicina, spiega che sarebbe meglio ricondurre le bambine a una normale frequenza scolastica onde scongiurare l’intervento, dovuto, dei servizi sociali.

Insomma, il Dirigente fa il proprio dovere e più. Ne riceve improperi, in prima istanza, e subito dopo ben più prosaiche mazzate. Mazzate vere, tanto che la Dirigente ha bisogno di cure mediche serie (punti di sutura, escoriazioni, ecchimosi e contusioni varie etc).

Ma la cosa più interessante è il misfatto si sia perpetrato sotto gli occhi di diversi spettatori neutrali.

Dai balconi la gente stava a guardare senza intervenire, così come il gruppetto di operai edili che a pochi passi dal ring improvvisato ha assunto un atteggiamento di olimpico distacco.

Insomma, a gettare la spugna, alla fine, ha dovuto pensare il marito della signora assalitrice, che ha preferito un knock-out tecnico ad altre soluzioni più tribali.

Marito che è anche il padre di due bambine che sono state sottratte a quella che un tempo era comunemente intesa come scuola dell’obbligo.

Obbligo? Certo, questa oggi deve sembrare definizione impegnativa, e quasi sulfurea, nell’Italia delle libertà!

E, se si ha un minimo di consuetudine con il difficile ‘governo’ quotidiano di tante scuole (soprattutto le scuole elementari, gli istituti comprensivi, che sono l’orizzonte di istruzione entro il quale muoiono le possibilità formative di tanti bambini di oggi e uomini e donne di domani) si è ben consapevoli di quanto si stia diffondendo – proprio tra le classi sociali più deboli – la percezione della ‘scolarizzazione’ come pratica fastidiosamente impositiva, come fardello inutile di cui liberarsi al più presto e non come opportunità di crescita condivisa e sorvegliata.

Quanto pesa la comunicazione istituzionale su tutto ciò (fermo restando che la scuola ci ha messo del suo per facilitare una percezione problematica di se stessa e della sua inadeguatezza, sebbene si trovi spesso a dover fare le nozze con i fichi secchi…)?

E quanto la strategia delegittimante della GelMonti ha contribuito a corrodere ancor di più la scarsa fiducia ( in gran parte meritata, d’accordo, ma le responsabilità non vanno lasciate solo all’interno del mondo della scuola primaria e secondaria…) che le famiglie italiane oggi nutrono nei confronti di uno dei capisaldi della struttura istituzionale dello Stato?
La storiella della Dirigente, malmenata da una mamma incurante della formazione delle proprie figlie, ha avuto pure una coda significativa.

Quando la Dirigente, dopo le cure ospedaliere, si reca presso il locale Comando dei Carabinieri per sporgere denuncia, incontra il collega Dirigente delle Scuole Medie dello stesso Strassendorf che aveva appena denunciato l’ennesimo atto di vandalismo perpetratosi nottetempo nei locali della sua Scuola: porte divelte, aula informatica distrutta, computer rubati.

Cioè, non si è trattato di un caso isolato. Per rendersene conto basta scorrere, quotidianamente, le pagine di cronaca locale di qualsiasi provincia italiana.

Al nord, come al sud, il fuoco incrociato sulla scuola è stato aperto da tempo: i cecchini d’eccezione che si sono aggiunti da due anni a questa parte stanno facendo il loro lavoro egregiamente. Viva l’Italia, non c’è che dire.
Un’Italia che ormai sembra davvero, nella sua complicata dimensione pubblica, uno strano spettacolo di massa: un naufragio con spettatori, direbbero, bene, altri.

Ah, quanto ci aveva azzeccato il buon Principe De Curtis! e che so’ io Pasquale? staranno forse pensando tutti quegli italiani che stanno a guardare dalla finestra, con un voyerismo disperato e autolesionista, il continuo smottamento delle Istituzioni.

Forse stanno aspettando che qualcuno dall’alto disponga che, anche per la Scuola, sia necessario e improcrastinabile l’intervento da Settimo Cavalleggeri della Protezione Civile. A quel punto sì che saremo certi del disastro avvenuto.

Maurizio Padovano