Gli assetti del mandamento mafioso di Bagheria: vertici, intercettazioni e attività criminali pt. I°

Gli assetti del mandamento mafioso di Bagheria: vertici, intercettazioni e attività criminali pt. I°

cronaca
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Pubblichiamo integralmente alcuni passaggi del comunicato dell'Ufficio Provinciale Stampa dei Carabineri relativo all'operazione 'Argo'

L'ASSOCIAZIONE  PER   DELINQUERE

Le indagini, avviate nel 2011, hanno permesso di ricostruire gli assetti organizzativi e gli equilibri del mandamento mafioso di Bagheria, duramente colpito nell’anno 2008 con l’operazione Perseo, che portò all’arresto di numerosi affiliati e, tra questi, del suo reggente SCADUTO Giuseppe, uno dei protagonisti del progetto di ricostituzione della commissione provinciale di cosa nostra.

ZARCONE Antonino, già a capo della famiglia di Altavilla Milicia, assumeva quindi la reggenza del mandamento, gestendone le dinamiche criminali, in sinergia con i vertici del mandamenti più influenti del capoluogo palermitano (Porta Nuova, Pagliarelli, San Lorenzo/Tommaso Natale).

La sua ascesa veniva interrotta nel dicembre del 2011 quando, con l’operazione Pedro, finiva in manette unitamente ad altri uomini d’onore del mandamento palermitano di Porta Nuova.

Con l’arresto di ZARCONE Antonino, la compagine criminale bagherese evidenziava chiari segni di crisi, di cui si faceva interprete, una volta divenutone reggente, un anziano mafioso, DI SALVO Giacinto (detto Gino), già capo famiglia di Bagheria (durante l'operazione di fermo nella sua abitazione sono stati ritrovati 70.000 euro in contante n.d.r.)

Tale periodo di reggenza è stato caratterizzato da alcune vicende che hanno influito sulla rimodulazione delle articolazioni del mandamento bagherese, tra esse l’indebolimento del vicino mandamento di Misilmeri che, a seguito dell’arresto del reggente, LO GERFO Francesco, perdeva la famiglia mafiosa di Villabate che, quindi, transitava al contiguo mandamento di Bagheria.

Tale sostanziale cambiamento, a sua volta, traeva origine dalla fine della latitanza (con la cattura in Indonesia ad opera del Nucleo Investigativo, in collaborazione con l’Interpol) del capo della famiglia di Villabate, MESSICATI VITALE Antonino, che agevolava la ascesa criminale di LAURICELLA Salvatore, amico del MESSICATI e già a capo della famiglia mafiosa di Ficarazzi, al quale veniva affidato anche il compito di reggere la famiglia villabatese.

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Alla luce di quanto sopra, può affermarsi che, attualmente, costituiscono articolazioni del mandamento mafioso di Bagheria le famiglie di Bagheria (che comprende anche i territori della frazione di Aspra nonché del comune di Santa Flavia), di Villabate e di Ficarazzi, di Altavilla Milicia e di Casteldaccia.

Le investigazioni hanno permesso di dimostrare che la struttura della consorteria di Bagheria riproduce il classico assetto verticistico dei sodalizi mafiosi, caratterizzati da una chiara e definita ripartizione dei ruoli. DI SALVO Giacinto si colloca a capo del sodalizio, in quanto forte di un passato criminale che lo ha visto trarre in arresto, nel 1998, nell’ambito dell’operazione Grande Oriente, in quanto ritenuto responsabile di aver favorito la lunga latitanza di Bernardo PROVENZANO, anche ospitandolo nella sua lussuosa villa bagherese.

Dai servizi di intercettazione è emerso in maniera chiara ed inconfutabile che DI SALVO Giacinto costituisce un autorevole elemento di raccordo delle più significative manifestazioni criminali del mandamento, talvolta contestato dai suoi diretti collaboratori che gli imputano un atteggiamento rigido ed accentratore, spesso finalizzato al soddisfacimento di interessi personali. A tal proposito è illuminante una conversazione intercettata, avente come protagonista FLAMIA Sergio Rosario che, testualmente, afferma: … questi …non hanno quella mente imprenditoriale …. ma che è giusto secondo te che a Bagheria ci sono un sacco di ditte di queste … di movimento terra … e i lavori li deve fare tutti Gino (DI SALVO Giacinto)?

FLAMIA Sergio Rosario, pregiudicato per fatti di mafia, è uno dei più fidati collaboratori del DI SALVO, per conto del quale gestisce la cassa del mandamento di Bagheria. Egli, in qualità di capo decina, si avvale di un gruppo di spregiudicati e pericolosi picciotti, a lui fedelmente legati, investiti di incombenze di mero carattere esecutivo ed individuabili in BRUNO Salvatore Giuseppe, GIRGENTI Silvestro, MOZDHAIR Driss detto Andrea, CENTINEO Francesco e GAGLIANO Vincenzo.

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Sullo stesso piano criminale del FLAMIA, nella veste di capo decina, si colloca BARTOLONE Carmelo, già tratto in arresto nel 2005 per associazione mafiosa nell’ambito della operazione Grande Mandamento, recentemente tornato in libertà e subito reinserito a pieno titolo nelle fila del sodalizio.

Anch’egli, che svolge un ruolo determinante nel reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti, è a capo di alcuni soldati, con mansioni meramente operative e individuabili principalmente in GRANITI Vincenzo e LIGA Pietro.

Particolarmente significativo, al fine di lumeggiare lo spessore criminale del BARTOLONE, è uno stralcio del provvedimento cautelare, relativo all’operazione Grande Mandamento, che testualmente riporta:

…omissis…

BARTOLONE Carmelo risponde nel presente procedimento del reato di cui all'art. 416 bis c.p., quale componente della famiglia mafiosa di Bagheria, legato da peculiari vincoli personali e fiduciari con la famiglia EUCALIPTUS - in particolare con EUCALIPTUS Nicolò e con MORREALE Onofrio - ed impegnato attivamente sia nel circuito di trasmissione dei biglietti da e per il latitante PROVENZANO Bernardo, sia come prestanome nella titolarità dell’impresa SICULA MARMI, facente parte del patrimonio occulto del capomafia EUCALIPTUS Nicolò.

  ...omissis …

Il carisma del BARTOLONE è messo in evidenza in un’intercettazione nella quale GRANITI Vincenzo, interloquendo con un altro sodale, rimarcava l’assoluta devozione nutrita nei confronti del suo capo, così affermando: “…io a CARMELO, …(omissis)… però CARMELO io non lo abbandonerò mai...”.

Più specificamente, dalle investigazioni è emerso il ruolo determinante svolto dal BARTOLONE Carmelo nel:

- sostenere economicamente la famiglia di ZARCONE Antonino e quella di alcuni soldati, durante la loro detenzione;

- contribuire al finanziamento della cassa della famiglia, con parte degli illeciti profitti derivanti soprattutto dalle attività estorsive.

La mattina del 04 dicembre 2012, si verificava però un accadimento destinato a segnare significativamente le dinamiche della famiglia mafiosa di Bagheria.

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I Carabinieri della locale Compagnia, nel corso di un servizio di controllo effettuato sul conto di BARTOLONE Carmelo, per verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale di P.S., ne constatavano l’assenza.

La moglie, apparentemente per nulla allarmata, rappresentava ai militari che il marito si era allontanato volontariamente, portando con se anche una valigia con degli indumenti.

E, in effetti, il quadro complessivo delle risultanze investigative converge sull’ipotesi dell’allontanamento volontario del BARTOLONE, in considerazione:

- della sua caratura criminale e della certezza di poter ricevere appoggio dai suoi fedeli sodali anche per sostenere un lungo periodo di latitanza;

- dei contrasti avuti con DI SALVO Giacinto, tanto da fargli temere per la sua incolumità personale. Nello specifico, il DI SALVO avrebbe contestato al BARTOLONE il mancato versamento alla cassa del provento di alcune attività illecite.

Un’ulteriore chiave di lettura dei fatti di cui sopra, ci è fornita dalla conversazione intercettata fra Sergio FLAMIA e Vincenzo GAGLIANO, nel corso della quale il primo asserisce: “eh non solo! non solo si è andato a buttare latitante....ENZO se viene un uccellino e mi dice a me..."stai attento...guardati quando cammini e stai attento perchè...(incomprensibile)...il programma che vogliono ammazzarti che e come"...io mio tolgo il guinzaglio...ed affronto a chiunque perché sono onesto...ma se io mi attacco alla "lanna" (non contesto le accuse n.d.r.) e me ne vado … già la prima cosa che sto dimostrando è che...minchia ho torto...”. omissis ..cornuto ed indegno che è...ed è tanto cornuto...capace che pensa che sono io che lo volevo portare a morire...”.

Per quanto riguarda la famiglia mafiosa di Villabate, è emerso che è stata retta da MESSICATI VITALE Antonino, anche durante la latitanza e sino suo arresto, avvenuto in Indonesia. Costui, storicamente legato a MANDALA’ Nicola, ergastolano capo mafia villabatese, scalava i vertici della famiglia mafiosa di Villabate, succedendo a D’AGATI Giovanni (tratto in arresto nel 2009 nell’ambito dell’operazione Senza Frontiere).

Come già detto, successivamente all’arresto del MESSICATI VITALE, LAURICELLA Salvatore assumeva la reggenza sia della famiglia mafiosa di Villabate che di quella di Ficarazzi, che è riuscito abilmente a gestire grazie alla fedele collaborazione di uomini d’onore, quali LEONFORTE Atanasio Ugo, CIRRINCIONE Michele, FONTANA Salvatore e RUBINO Michele.

Con riferimento alla famiglia di Altavilla Milicia, le investigazioni hanno consentito di documentare la delicata fase di riorganizzazione del sodalizio in seguito all’arresto del suo capo, LOMBARDO Francesco. Le indagini hanno anche evidenziato il significativo ruolo svolto da alcuni sodali, tra cui Rosario LA MANTIA, Pietro GRANA’, Raffaele PURPI, Vincenzo GENNARO e Umberto GUAGLIARDO, non solo nella commissione delle estorsioni, manifestazioni criminali tipiche di cosa nostra, ma anche nella gestione e nel controllo della criminalità comune.

Inoltre, è emerso che il sodalizio si è occupato del mantenimento della famiglia del detenuto LIPARI Gaetano, insospettabile dipendente dell’ASL di Bagheria e noto per essere stato l’infermiere di PROVENZANO, che lo indicava nei suoi pizzini con il “numero 60”.

CONTINUA....