Lo sport preferito da certi politici? Attaccare chi informa

Lo sport preferito da certi politici? Attaccare chi informa

Politica
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Se lo stanno ancora chiedendo consiglieri comunali e cittadini che hanno seguito in TV la seduta consiliare di mercoledì scorso, con chi ce l’avesse il sindaco Biagio Sciortino, quando si è lanciato in una acrimoniosa “filippica” contro le notizie “non vere di certa stampa e della scorrettezza dei mezzi di informazione”, a Bagheria naturalmente.

Ma Sciortino non l’ha chiarito né specificato.

Noi pensiamo che un Sindaco allorchè fa delle accuse e soprattutto, quando si rivolge, di fatto, a migliaia di persone avrebbe il dovere di far capire chi, e come, e perché, e a che pro, qualcuno avrebbe manipolato le informazioni.

Verrebbe da dire: “ Lui se le canta e lui se le suona”, se non fosse l’ennesimo, di uno stillicidio di episodi in cui consiglieri comunali in consiglio comunale si esercitano in uno sport facile e apparentemente innocuo, quale quello del tiro al piccione.

Si danno voti e pagelle sulla stampa di informazione senza fare naturalmente nomi, secondo il più vieto stile dell’avvertimento omertoso e trasversale: “tu sai che sto parlando con te, sappiti regolare”.

Probabilmente, ma è solo una ipotesi, Sciortino si riferiva alla notizia che abbiamo dato l’altro ieri sulla conclusione della vicenda Pronto Soccorso.

Ma è solo una ipotesi, non sappiamo quanto fondata, visto che il sindaco non ha chiarito.

Ma qualche settimana fa è avvenuto di peggio: nel corso della seduta di consiglio in cui veniva manifestata dalla classe politica solidarietà al sindaco per l’incendio dell’auto della moglie, il consigliere Nino Amato ha sviluppato una singolare e aberrante teoria.
E cioè, che il solo fare ipotesi su chi e perché avesse potuto fare un gesto così odioso e sconsiderato, di fatto ne sanciva quasi la legittimità (a scanso di equivoci ci sono le registrazioni televisive a confermare quanto affermiamo).

Eravamo stati noi di Bnews, a fare un ventaglio di ipotesi su chi potesse avere avuto la sciagurata idea dell’attentato.

Ed in quella occasione né il Presidente del consiglio, né qualche consigliere con anni di esperienza politica, hanno sentito il dovere di difendere chi fa liberamente informazione.
E non è nè la prima , nè la seconda volta che succede.

Questo sistema di attaccare persone, tra l’altro assenti e impossibilitati di fatto ad argomentare le loro posizioni all’interno di un consesso politico, sta diventando diffuso.
I nostri moderni Don Chisciotte, con sempre maggiore frequenza, salgono in cattedra, danno voti, tirano giù l’elmetto di cartone, e partono lancia in resta contro il nemico: l’informazione.
Non sarebbe male se il Presidente Vella li richiamasse su questo argomento ad una maggiore correttezza istituzionale.
Lo abbiamo sempre sostenuto: se ci si ritiene lesi da un giudizio o danneggiati da una informazione si può chiedere al giornale una rettifica, o eventualmente querelare.

Ma quella di arrivare in consiglio, e senza fare nomi, iniziare querimoniose requisitorie contro chi scrive e informa, è inaccettabile e va respinto con estrema fermezza; e lo diciamo, con estrema serenità e senza alcun tono di minaccia o rivalsa, se si dovesse ripetere, lo segnaleremo adeguatamente al nostro Ordine, documentando rigorosamente quanto affermiamo.

Per quanto riguarda l’uscita dell’altro ieri del sindaco Sciortino, spiace vederlo, buon ultimo, correre a iscriversi al robusto partito sostenitore dell’informazione velinara, filtrata e certificata, che ha già al suo interno rappresentanti della sua giunta e del consiglio, così come abbiamo in altre occasioni specificato, facendo nomi e cognomi.

E questa "new entry" ci sorprende...

Gli avevamo dato atto in occasioni pubbliche e private, che era tra i pochissimi che non si adontava degli attacchi anche duri della stampa, e che aveva sempre correttamente sollecitato l’informazione a fare il proprio dovere di stimolo e di pungolo verso il lavoro dell’amministrazione.

Speriamo si sia trattato solo di un brutto infortunio, dovuto al fatto che nella “prescia” con cui si è costretto a fare tutto, i suoi validi collaboratori gli abbiano riferito solo i titoli degli articoli.